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mercoledì 14 Aprile 2021
AgoràAdesso abbiamo anche pazienti di 40 anni in terapia intensiva

Adesso abbiamo anche pazienti di 40 anni in terapia intensiva

Adesso abbiamo anche pazienti di 40 anni in terapia intensiva. Lo ha detto una dottoressa di Modena. Partiamo da questa frase. Questa non è una riflessione sul credere o meno alla pandemia, al virus, alle cure, ai vaccini. L’evidenza di quel che accade è davanti a tutti, nelle vite che viviamo e in quelle che incrociamo. La riflessione è sulla narrazione, il totem della colpevolizzazione dei comportamenti, le certezze su cui si è costruita una visione e un insieme di azioni, che vengono smentite puntualmente come se fosse nomale, come se non ci fosse una responsabilità in tutto questo.

Adesso abbiamo anche pazienti di 40 anni in terapia intensiva

Adesso abbiamo anche pazienti di 40 anni in terapia intensiva

Adesso, non prima, sostiene la dottoressa che dirige la terapia intensiva di Modena su Il Fatto Quotidiano. Ne dobbiamo forse dedurre che se una persona informata sui fatti più di qualsiasi altra ha osservato questo dato come una novità, chi sosteneva le stesse cose fino ad oggi mentiva? Attraverso l’eco dei media e la sponda del governo, per un anno si è imposta alla popolazione una bugia? La verità nella narrazione sul Covid è ormai un momento della menzogna?

Nonostante la raffica di pareri di esperti e tutti i dati raccolti, abbiamo sempre più domande. E dopo un anno è grave, e non a caso siamo punto e a capo. Ancora più grave è che per tutto questo tempo abbiamo vissuto di false certezze. Ognuno col suo corrimano a cui aggrapparsi, più o meno tendente al panico o alla minimizzazione.

Tutti, e chi si sente escluso più di tutti perché accadiamo e vibriamo sempre insieme su una linea continua davanti ad eventi condivisi. Siamo meno distanti di quanto media ed esperti divisivi ci ispirano di sentire. Forse solo la rabbia verso chi ci ha diviso ci unirà? E concedersi la paura di non avere certezze ci farà rinunciare persino a questa rabbia?

Ciò che è certo è che i terroristi sono i più terrorizzati, e fino ad ora hanno capitalizzato la disinformazione e il terrore in cachet e consenso. Macron non li fa più andare in tv, Draghi nominerà un portavoce unico del CTS. Segnali positivi di discontinuità, finalmente tesi a intervenire sul panico di massa. Al Covid ci penserà il vaccino. In Europa non siamo stati in grado di contenerlo, altrove si.

Adesso abbiamo anche pazienti di 40 anni in terapia intensiva

Auguro dunque a tutti i terroristi del rigore e della negazione, e dunque alla parte rigorista e negazionista che convive in noi, di comprendere che sono la stessa reazione alla stessa paura. E auguro a tutti noi di trovare un equilibrio in cui critica ed accettazione si integrano senza escludersi l’un l’altra e si legittimano a vicenda. Ogni verità unilaterale, ogni volta che ci parliamo per fraintenderci invece che per capirci, concediamo un vantaggio all’infezione nel corpo e al terrore nella mente, che a differenza nostra sanno di essere inseparabili.

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Luca Buonaguidi
Luca Buonaguidi
Scrittore e psicologo, ha pubblicato libri di viaggio, di musica e di poesia.

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