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L’ineffabile Federico Rampini, sul Corriere della sera, si chiede perché i giovani studenti “socialisti” occidentali tifano per Hamas e cos’avrebbero da condividere Marx e il socialismo con l’oscurantismo religioso e reazionario del movimento fondamentalista palestinese. Domande capziose che partono da un assunto pretestuoso.
L’ineffabile Rampini, Marx e Gaza
Federico Rampini nei momenti di crisi internazionali è una certezza per le nostre tv: mette le bretelle rosse, parla come Gianni Agnelli, e riesce ad esporre con finta casualità i propri libri durante i collegamenti dal suo appartamento newyorkese.
Gli Stati Uniti sono il suo punto di riferimento per qualsiasi analisi e, com’è ben noto, lui riesce ad intervenire su tutto: dagli operai del Bangalore in sciopero, agli omicidi degli attivisti in Colombia. Rampini ha una risposta per ogni questione che, molto spesso, è tutta delineata dentro un’idea di libertà legata a una visione ripulita del concetto di élite.
Per questo, il fatto che siano in corso proteste di massa nelle università americane a sostegno della Palestina contro i massacri israeliani, deve averlo altamente destabilizzato.
Un suo punto di riferimento strutturale esce dai confini narrativi più congeniali e dunque, con una torsione tipicamente liberal all’italiana, nella “video analisi” pubblicata per il Corriere, Rampini si scaglia contro gli studenti americani colpevoli di non aver letto Marx.
La domanda che si pone il giornalista suona però immediatamente capziosa: “Come si fa a sostenere Hamas, un’organizzazione terroristica ultrarealigiosa, e stare a sinistra?”.
Rampini, come tutti i propagandisti atlantici sui nostri media, finge di non sapere che protestare contro l’aggressione israeliana non implica automaticamente un sostegno ad Hamas o una giustificazione dei fatti del 7 ottobre. E questa è la prima ovvietà, indipendentemente dal fatto che si consideri Hamas una organizzazione terroristica o la principale forza di resistenza palestinese.
Chi sostiene la causa palestinese si oppone alle politiche di uno stato, considerato “l’unica democrazia in Medio Oriente“, frase utilizzata come un lasciapassare mediatico per praticare impunemente la rappresaglia e l’omicidio in una declinazione razzista e colonialista.
Siamo di fronte al classico e reiterato riproporsi della falsa coscienza dell’Occidente e della guerra ai poveri che esercita nel mondo.
Sul tirare in ballo Marx, poi, Rampini fa una forzatura talmente imbarazzante che ci porta a pensare che sia così difficile coprire la mattanza di Gaza, nonostante lo strapotere mediatico, che oramai ci si attacca a tutto.
Non ci vuole certo una profonda conoscenza del filosofo di Treviri per rendersi conto che 12mila morti in un mese, di cui quasi la metà minorenni, sono un abominio. Lo vedono gli studenti una volta a lui cari di Yale e Berkeley, ma lo vedono anche a Londra, Parigi, Johannesburg, Istanbul, Caracas, Roma…
Lo vede chiunque non sia disumanizzato dalla postura pubblica assunta nel corso degli anni. Lo vede chiunque abbia ancora un po’ di umanità.

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