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giovedì 22 Luglio 2021
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Punk, Rats e VivaVerba: il viaggio di Wilko Zanni

Enfant prodige del punk rock italiano, Wilko Zanni suonava a dodici anni e faceva già concerti a tredici. In molti lo hanno visto di recente sulla copertina di “Shock antistatico”, il libro di Stefano Gilardino sul post-punk italiano, dove appare sul palco del primo Festival Rock Italiano a Roma nel 1980.

Punk, Ratz e VivaVerba: il viaggio di Wilco

L’occasione è di quelle ghiotte per noi novecenteschi per riaprire il grande libro e allora eccoci a chiacchierare con Ulderico Wilko Zanni.

Wilko Zanni, dai Rats a VivaVerba

Hai iniziato da giovanissimo, come sei diventato punk?

Sono diventato punk ad una età in cui potevi diventarlo solo per emulazione, non per presa di coscienza determinata. Prima di tutto, mi aveva colpito l’estetica. Facevo la prima media e guardavo la trasmissione televisiva su Rai 2 “L’altra domenica”, condotta da Renzo Arbore.

In quella trasmissione lavoravano dei bravissimi inviati come Isabella Rossellini da New York, Silvia Annichiarico e Michel Pergolani da Londra, il quale mandò in onda un servizio sul punk che era uscito da poco, in cui il cameraman entrava in un locale dove mi sembra suonassero i Vibrators e poi faceva delle piccole interviste flash a questi giovani un po’ più grandi di me, sui 15-25 anni (io ne avevo 13 all’epoca). Mi colpì l’estetica, non la musica, anche se la settimana dopo andai nel negozio più fornito di Modena e comprai “Pure mania” dei Vibrators.

Raccontaci la storia dei Rats

La mia storia parte da Spilamberto, un paese di 10.000 abitanti, in provincia di Modena. Da adolescenti guardavamo a compagnie più grandi di noi: c’erano due tre gruppi che noi piccolini andavamo a vedere, erano più grandi e si stavano avvicinando al punk, andavamo a casa loro ad ascoltare i dischi. Conoscevamo tutte le band del momento perché loro compravano i dischi di importazione, senza aspettare che le varie etichette italiane li stampassero.

Ispirati da loro, abbiamo fondato una band anche noi, chitarra, basso e batteria: i Sextones (Sacrestani), perché già eravamo degli outsider del giro della parrocchia. Facevamo cover di bands punk rock tipo i Damned, 999, Saints, ecc. Ci sciogliemmo dopo appena un concerto, perché non avevamo l’attitudine a fare le cose con una certa continuità. Il primo Gennaio1980 sono nati i Rats, avevo 14 anni. Con l’ingresso di Claudia alla voce, dalla prima prova abbiamo fatto dei pezzi originali.

All’epoca lei aveva17 anni e aveva già una grande passione per la letteratura e la scrittura che poi mi ha trasmesso. Io facevo le musiche e lei scriveva i testi. Nessuno di noi aveva studiato musica, il bassista era bravissimo, aveva un dono naturale e una vera attitudine punk. Abbiamo cominciato subito a scrivere brani originali e fare concerti.

Punk, Ratz e VivaVerba: il viaggio di Wilco

Avevamo capito che già potevamo fare concerti dal vivo e a pochi mesi dalla formazione abbiamo suonato allo Small Club di Pieve di Cento e al Punto Club di Vignola. Una domenica pomeriggio vennero a vederci Red Ronnie e Oderso Rubini che era il patron dell’Italian Record. Rubini non fu particolarmente colpito da noi, mentre Red Ronnie sì, tanto da creare la Nice label e pagare lui le registrazioni del disco.

Quella sera facemmo due set, uno il pomeriggio ed uno la sera. In breve tempo facemmo concerti in tutta Italia, a Roma vincemmo la prima giornata del Festival Rock organizzato da Ciao 2001, però nonostante la nostra vittoria fosse già stata annunciata dalla giuria, all’ultimo momento vinsero due gruppi raccomandati… L’aumm aumm all’italiana aveva già fatto breccia anche nell’ambiente rock!

Comunque sia, per noi fu un bel trampolino di lancio perché di li a poco uscì il nostro disco: “C’est disco!”. Era il 1981 e fu distribuito anche in Inghilterra dove arrivò nelle mani di John Peel che lo programmò sul suo John Peel show di BBC4. Lui ci invitò a fare una session a Londra ma eravamo troppo giovani ed era troppo caro dal punto di vista economico andare a Londra una settimana.

I tuoi si fidavano a mandarti in giro così giovane?

In generale si fidavano, ma in realtà se la facevano sotto perché all’epoca io ero piccolo e anche se loro erano giovani, in quel periodo c’era in giro un sacco di eroina e terrorismo (erano gli anni di piombo). Una volta ricordo che a 13 anni scappai per poter partecipare a Bologna Rock al palazzetto dello sport, era il 2 Aprile 1979.

Andammo in 7 su un maggiolino per andare a vedere gli Skiantos, i Gaznevada, e tutta la scena musicale del periodo. I Gaznevada erano il mio gruppo punk italiano preferito in assoluto che poi ho avuto la fortuna di conoscere bene.

Il nome “Rats” è per caso un omaggio agli Stranglers di Rattus Norvegicus?

Sì certo, io e il bassista eravamo e siamo due fans sfegatati degli Stranglers. I dischi che ascoltavamo di più erano i loro. Ci serviva un nome corto e disturbante… nell’ideologia punk il fatto di disturbare era una delle componenti fondamentali. Anche quando abbiamo iniziato una carriera più leggera, ci hanno consigliato di tenerlo, vista la storia che aveva alle spalle.

Ti piacevano i Dr. Feelgood e il chitarrista Wilko Johnson?

Assolutamente sì! Il nome me lo hanno appioppato i miei amici perché avevo questa venerazione per Wilko Johnson, ero una specie di suo cosplay ancora prima che i cosplay venissero in auge. Alle scuole medie, il bidello mi prendeva in giro perché andavo vestito col completo gessato nero, la camicia bianca e le scarpe di vernice per assomigliare a lui!

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Come mai ad un certo punto la vostra cantante Claudia Lloyd abbandonò la band?

I gusti musicali di noi tre ed i suoi erano arrivati ad un bivio. Noi stavamo andando verso un rock più energico, mentre lei verso uno più melodico ed anche i testi non ci rappresentavano più. Così le nostre strade si divisero nel 1984.

Siete rimasti amici?

Sì, ultimamente ci siamo sentiti per confrontarci sull’uscita di “Tenera è la notte “, il nostro secondo album che non è mai uscito perché l’etichetta discografica dirottò i pochi mezzi che aveva sul lancio del disco dei Gaznevada. Questa ristampa dovrebbe uscire a breve per la Spittle Records. Claudia ora ha una carriera accademica, ha una cattedra in Filosofia alla Bicocca di Milano, è una delle persone più intelligenti e colte che abbia mai conosciuto.

È stato difficile per te passare alla voce oltre a suonare la chitarra?

È stato più uno scoglio psicologico che pratico, i cantanti e i chitarristi sono quelli più in vista, perciò facevo fatica all’idea di dover pure cantare, avrei preferito stare di fianco ad un cantante e fare il secondo elemento della front line. I miei compagni invece mi hanno spinto a cantare.

Avete sempre cantato in italiano, fin dall’inizio, dando molta importanza ai testi. Come mai questa scelta?

Semplicemente perché essendo italiani, ci interessava che la gente capisse quello che cantavamo. Siamo sempre stati consapevoli di quanto la conoscenza della lingua inglese continui ad essere limitata nel nostro paese. Perché devo cantare in una lingua che non mi appartiene? Anche quando sentivo cantare Ligabue in inglese pensavo ‘sta male, non farlo!’.

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Hai collaborato con Ligabue

Negli anni ’80, Luciano Ligabue ha fatto svariati lavori tra cui l’agente di Booking per l’Arci. Partecipammo come ospiti all’edizione di Terremoto Rock, un concorso che organizzava l’Arci qui in Emilia Romagna, che permetteva al vincitore di registrare un singolo. Ligabue vinse il concorso e incise il suo primo 45 giri. Anni dopo, essendo un nostro fan, ci propose un pezzo che aveva fatto con gli Ora Zero, la sua prima band.

Noi avevamo firmato per la CGD e lui era già al suo secondo album con la WEA e nonostante Angelo Carrara, il suo manager dell’epoca non voleva che facesse il duetto con me, lui si ostinò e fu un successo.

Negli anni ’90 avete conosciuto un periodo di grande popolarità, che ricordi hai di quegli anni? Avevate persino delle fan che scrivevano: “Era il mio idolo, l’ho seguito ovunque, non so quanti concerti ho visto ed ero convinta che un giorno l’avrei sposato! E’ un grande, il migliore chitarrista d’Italia”(Chiara).

Una volta, quando la carta stampata era in voga, ogni tanto mi segnalavano alcuni messaggi di adolescenti molto teneri. I ricordi di quel periodo sono belli perché il sogno di un bambino era diventato la realtà di un adulto. Ho avuto tantissime rivincite, sopratutto dal punto di vista personale, perché quando percorri una strada ostinatamente e sai che puoi fare solo quello, non ci sono alternative. Per me il rock’n’roll era l’unica strada possibile, non avrei mai potuto fare altro, a tredici anni ho scelto come vivere ed è una scelta che tuttora mantengo.

Ad un certo punto della vostra carriera avete cominciato a fare una musica più leggera, mainstream. Lo avete deciso a tavolino?

Non è stata una decisione studiata a tavolino, eravamo consapevoli di avere la necessità che una volta raggiunto l’obiettivo dovevamo mantenerlo e purtroppo ci siamo sempre dovuti scontrare col limite della melodia, perché la cultura musicale in Italia è quella. Non siamo stati gli unici, è una strada che hanno percorso in tanti quella di essere più melodici.

 

Punk, Ratz e VivaVerba: il viaggio di Wilco

Avete venduto tanti dischi?

Indiani Padani” del ’92 ha vinto il disco d’oro, quindi abbiamo venduto 50.000 copie. Diciamo che la nostra discografia con la Warner ha raggiunto le 100.000 copie, nonostante non siano paragonabili alle milioni di copie vendute dai Litfiba che rimangono gli unici.

Perché, arrivati all’apice del successo nel 1997, vi siete sciolti?

La vertigine del mondo” è stato il nostro testamento, l’ultimo disco che dovevamo fare per contratto. Ai fans piacque molto, tanto da eleggerlo il loro disco preferito, essendo il più personale e maturo. L’abbiamo fatto nel momento in cui avevamo già la sensazione che la CGD che era stata accorpata dalla Warner, non ci avrebbe rinnovato il contratto.

Mentre ci scioglievamo fecero uscire una raccolta dal titolo: “Greatest hits”, senza per altro coinvolgerci minimamente nella tracks list. Ci siamo sciolti perché il bassista si stava trasferendo negli Stati Uniti, a Miami, dove risiede da una ventina di anni. Comunque sia, stavamo prendendo strade diverse, io avevo iniziato troppo presto, avevo già 20 anni di carriera alle spalle, ero stanco e avevo la necessità di fare altre cose. Ho messo su famiglia, ho fatto un figlio e ho cambiato vita.

Pensi che non sarebbe stato possibile continuare a suonare e mettere su famiglia?

Per come ho sempre inteso le cose io, non sarebbe stato possibile. Mettere su famiglia non era una cosa che potevo prendere alla leggera, poi la mia famiglia si è sfasciata lo stesso, ma almeno non c’entrava il fatto che andavo in giro a suonare. Nel mio modo di vedere le cose, non era fattibile volendo essere presente. Ho fatto una scelta e l’ho mantenuta.

Avete fatto delle tournée in Unione Sovietica nell’89 quando era ancora URSS con Litfiba e CCCP e poi in Kazakistan nel ’92, mi vuoi parlare di quelle esperienze?

Sono state due esperienze molto belle. La prima volta è stato un flash perché era ancora Unione Sovietica. Siamo partiti dall’Italia con un’interprete, una ragazza di Modena che ci seguiva per la lingua, era il 1989. Una volta arrivati, stranamente ce ne diedero un’altra, Svetlana. Non capivamo perché dovevamo avere due interpreti, poi, alla fine del viaggio, abbiamo capito che l’altra era un funzionario del KGB. Ci seguì per circa 10-15 giorni, con noi vennero anche alcuni giornalisti tra cui Alba Solaro dell’Unità e Sergio Blasi che era l’organizzatore.

 

Eravamo Litfiba, CCCP, Rats e un gruppo di Melpignano. Suonammo a Mosca e nell’allora Leningrado, fu un’esperienza incredibile! Abbiamo praticamente mangiato sempre caviale accompagnato da fiumi di vodka. A Mosca suonammo nel Palazzo dello Sport dell’Armata Russa, un posto enorme, davanti ad un pubblico composto da famiglie che si aspettavano I Ricchi e Poveri, Toto Cutugno, e Albano… Puoi immaginare che shock!

Non sapevano assolutamente niente di ciò che stava succedendo in Italia in quel periodo. Mentre a Leningrado suonammo in un teatro più piccolo, con una audience tipo la nostra.

Punk, Ratz e VivaVerba: il viaggio di Wilco

Lì c’erano più studenti, rispetto a Mosca che era una città di funzionari molto poveri, della classe operaia. L’ultima volta che siamo andati, facemmo una settimana a Mosca e poi volammo in Kazakistan ad Alma-Ata che era gemellata col comune di Modena per uno scambio culturale e dove abbiamo fatto tre serate di cui una in cui abbiamo suonato davanti a una folla inimmaginabile.

L’Asia Visione era in una sorta di Sanremo della mid-Asia dove c’erano malesi, indonesiani e tutti artisti sconosciuti per noi. Ce n’era uno che si chiamava M1 che era il sosia di Michael Jackson, per loro una star dato che non erano a conoscenza di quello originale. Romi, il bassista, ha un sacco di materiale fotografico del tour che deve digitalizzare.

Allo stadio di Alma-Ata, dove facevano le gare di pattinaggio e hockey durante le Olimpiadi invernali di Mosca del 1980, c’erano 35.000-38.000 persone. Era l’Agosto del 1992 e suonammo all’aperto ad oltre 3000 mt di altitudine.. un freddo incredibile!

Eravamo scortati con l’autista e abbiamo partecipato a tutte cene istituzionali con sindaci e ministri kazaki, ospiti in alberghi di lusso.

Wilko Zanni hai fatto anche il turnista?

Sì, ho suonato alcune parti di chitarra in alcuni dischi. La dimensione dello studio di registrazione mi piace tanto, ho collaborato anche in situazioni di musica leggera. Ormai ti mandano un MP3, sul cellulare, lo ascolti, ti chiedono di fare la parte di chitarra nel tuo studio in digitale, glielo mandi e lo mettono sul disco, questo è il modo di lavorare già da diversi anni.

Adesso ancora i Rats e poi i VivaVerba.

I Rats di adesso sono molto easy, perché la formazione, che è sempre la stessa degli anni ’90, deve essere gestita nell’arco di parecchie migliaia di chilometri, avendo un elemento che vive negli Stati Uniti D’America. Nell’Italia pre-covid, mettevamo in fila le date nel periodo in cui lui stava in Italia. Nel 2014 abbiamo fatto un album che si intitolava: “Siamo in attesa di essere collegati con l’inferno desiderato”, ispirato ai messaggi di attesa dei centralini.

Vista la mia situazione del momento, era il periodo in cui mi stavo separando e la mia famiglia stava andando a rotoli, si tratta di un album autobiografico e quel titolo stava a significare che di lì a poco la mia vita sarebbe stata qualcosa di incerto. Sono uscito da quel brutto periodo grazie alla musica, invece di chiudermi in casa e sbronzarmi ho fatto un disco, l’ho raccontato a tutti e dopo sono stato meglio! Abbiamo registrato un live che faremo uscire quando contestualmente all’uscita si potranno fare concerti.

Punk, Ratz e VivaVerba: il viaggio di Wilco

Il concetto di VivaVerba è una cosa completamente diversa, perché si basa su un tipo di comunicazione differente, da piattaforma social. Facciamo degli spettacoli live in cui utilizziamo la formula del silente show, in cui lo spettatore non ha nessun tipo di possibilità di poter interagire tra di loro.

Chi viene a vedere lo spettacolo non può parlare perché ha una cuffia in testa attraverso la quale la gente sente ciò che stiamo facendo e vede quello che stiamo proiettando. Lo spettatore è obbligato ad essere concentrato, ma non dura molto, altrimenti avrebbe un effetto claustrofobico.

Siamo tre amici, io alla chitarra, Ruggero Andreozzi che è un attore doppiatore molto popolare, è la voce narrante, Raul Battilani è un musicista che si occupa dei campionamenti, delle programmazioni e delle tastiere e cura anche la parte visual, molto importante all’interno del progetto. Noi facciamo i mapping, ossia delle proiezioni in 3D che vengono proiettate, mappate sui contorni di diverse situazioni. Quindi, pur suonando sempre la chitarra, mi ritrovo calato in una situazione stimolante, ma completamente diversa.

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Daniela Giombini
Ha collaborato per anni con ROCKERILLA e ha prodotto la fanzine musicale Tribal Cabaret. Ha inoltre un passato da promoter musicale nella Subway Productions di cui è fondatrice e con la quale ha promosso le tournée di artisti di fama internazionale come Nirvana, Lemonheads, Hole,Mudhoney ecc.

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