Se n’è andato a 73 anni Tom Verlaine, l’ex leader dei Television, l’uomo che, come disse la sua ex compagna, Patti Smith, quando suonava la chitarra sembrava evocare “l’urlo di un migliaio di uccellini azzurri”.
Addio a Tom Verlaine
Quando ero ragazzo – erano gli anni ’80 – c’erano molte più parrocchie musicali e prevalevano ideologismi e settarismi.
Ad esempio, chi ascoltava l’heavy metal difficilmente apprezzava il punk (non cogliendo quello nei primi Iron Maiden, ma qualcosa cambierà coi Metallica).
Chi era in fissa con la new wave generalmente odiava il progressive (non scorgendo quanto ci fosse dei Van Der Graaf nei Magazine, dei Genesis nei Simple Minds).
Chi come me aveva difficoltà a schierarsi tra estimatori del rock di matrice seventies più elaborato e l’immediatezza del punk, trovò in Marquee Moon una Bibbia.
Il rock della band di Verlaine, se pure partorito nella incandescente atmosfera del CBGB’s, era figlio della psichedelia, come quello del Patti Smith Group, ma anche del rock progressivo. E perfino del jazz di Trane.
Così, dopo aver ballato grazie al Bowie di Let’s dance, ai Talking Heads, al primo hip hop, a Kid Creole, e quindi dopo aver abbattuto le barriere tra rock e dance, prima ancora di Madchester, grazie a Marquee Moon ascoltavamo senza sensi di colpa un lungo assolo di chitarra.
I musicisti erano più avanti dei loro ascoltatori e pure dei critici, e Verlaine fu tra coloro che aprirono forse inconsapevolmente la strada per una idea di musica più totale.
Senza di lui non avremmo avuto molta della musica di oggi, forse lo stesso post rock non sarebbe stato lo stesso, le cose avrebbero preso un altro corso. Lo scorso anno, uno dei dischi pop più freschi che abbiamo ascoltato, recava questa traccia, che oggi suona come un ringraziamento anticipato.
Meritava questo omaggio, tra gli altri che ci sono stati e che verranno, Verlaine. Una grande canzone, che resterà, una dichiarazione d’amore che dice: That when you walk away/It’s gonna be for good/You were my Tom Verlaine/Just sitting on the hood. A volte ancora le canzoni sanno aprire i nostri cuori di fanciulli.
Alvvays – Tom Verlaine
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