Sarà la musica che gira intorno, parola di Federico Guglielmi

È uno dei giornalisti musicali italiani più importanti e stimati: conduttore radiofonico da oltre quarant’anni, ex produttore artistico di band italiane, una trentina di libri pubblicati e ha pure debuttato in versione punk rocker come vocalist dei Plutonium Baby: ecco la nostra raffica di domande a Federico Guglielmi.

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Federico Guglielmi dall’altra parte dell’intervista

KJ – Come hai iniziato la tua carriera di giornalista musicale?

Adoravo il rock in tutte le sue forme, mi pareva di saper scrivere decentemente, facevo già radio, mi sono proposto al Mucchio Selvaggio, mi hanno detto ok. Era il 1979 e avevo diciannove anni.

KJ – La rivista cui ti senti più legato tra quelle per le quali hai scritto?

Il Mucchio Extra, trimestrale di approfondimento musicale che ho ideato e diretto dal 2001 al 2013. L’unica in cui ho potuto fare tutto quello che volevo e come volevo.

KJ – Hai pubblicato una trentina libri sulla musica. Quale ti ha dato maggiori soddisfazioni?

Il Punk! edito nel 2007 dalla Giunti, dedicato solo alle prime scene punk di tutto il mondo, è il mio libro della vita e ne vado fierissimo. La biografia di Carmen Consoli, 22.000 copie in due edizioni, è il più venduto.

KJ – Qual è il tuo gruppo preferito di tutti i tempi?

Domanda impossibile, ne dico tre: Velvet Underground, Devo, Social Distortion.

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Federico Guglielmi tra Michael Stipe e Mike Mills dei Rem

KJ – Il musicista più simpatico che hai intervistato? E il più antipatico?

Ho un bellissimo ricordo di Gary Mani Mounfield, di Stone Roses e Primal Scream: bevemmo come spugne per alcune ore e mi divertii da pazzi. La peggiore esperienza, anche se non parlerei di antipatia, è stata con Thurston Moore e Lee Ranaldo dei Sonic Youth: non si creò la giusta atmosfera e più o meno ci mandammo affanculo.

KJ – Sei stato produttore artistico di tanti dischi, soprattutto negli anni ’80. Dei quali sei più orgoglioso?

I primi due album dei Fasten Belt. Però credo che quello venuto meglio in assoluto sia il mini-LP dei Flies.

KJ – Il tuo è stato ed è un ruolo da talent scout di gruppi e tendenze musicali. A cosa è dovuto il tuo intuito?

Ammesso che tale intuito lo abbia davvero, suppongo che sia in parte innato e in parte figlio dell’esperienza, oltre che dell’attenzione con la quale compio le mie valutazioni.

KJ – Per i tuoi sessant’anni hai debuttato come cantante, assieme ai Plutonium Baby, con lo pseudonimo di Freddie Williams, realizzando un EP con quattro cover di punk californiano dei ‘70. Una cosa bizzarra e fuori dal gusto corrente.

Le cose bizzarre e inattese sono il sale della vita. Quella di provare a cantare, e cantare proprio quei quattro brani, è un’idea che mi portavo dietro dagli anni ’80, ma non l’avevo mai messa in pratica un po’ per pudore e un po’ per paura di “sputtanarmi” in qualche modo. Alla mia veneranda età, ho visto la cosa sotto una luce diversa e ho voluto togliermi questo sfizio. Avere identificato nei Plutonium Baby la band perfetta per quello che avevo in mente ha di sicuro agevolato il processo di autoconvinzione. Il disco è stata una delle cose più divertenti e appaganti che abbia mai fatto.

KJ – Da sempre fai trasmissioni radio. Qual è stato il programma che ti è piaciuto di più condurre?

Da sempre amo soprattutto la radio notturna. Quindi, il centinaio di puntate di Stereonotte condotte su RadioUno dal 2005 al 2010 vince a mani basse.

KJ – Hai un curriculum molto ampio e vario. Professionalmente c’è qualcosa che non hai mai fatto e che ti piacerebbe provare?

Direi di no. Mesi fa ti avrei risposto cantare, ma ora ho fatto anche quello.

KJ – Sei soddisfatto della tua lunga carriera e dei traguardi ottenuti? Hai qualche rimpianto?

Non ho autentici rimpianti e sono fondamentalmente contento, cosa che spero di essere anche in futuro. Mi sento fortunato e privilegiato.

KJ – Come sarà il futuro della musica, secondo te?

In estrema sintesi, perché si potrebbe parlarne per ore: la musica in sé andrà comunque avanti tra cose belle e cose brutte, come è sempre stato, mentre tutto quello che le ruota attorno, dal suo ruolo nella società attuale alle sue modalità di fruizione, mi fa sempre più schifo e non credo migliorerà. Non essendo più giovanissimo, per fortuna non dovrò subire lo scempio ancora per moltissimo tempo

Freddie Williams and Plutonium Baby – Media Control

 

 

 

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Daniela Giombini

About Daniela Giombini

Ha collaborato per anni con ROCKERILLA e ha prodotto la fanzine musicale Tribal Cabaret. Ha inoltre un passato da promoter musicale nella Subway Productions di cui è fondatrice e con la quale ha promosso le tournée di artisti di fama internazionale come Nirvana, Lemonheads, Hole,Mudhoney ecc.
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