La bellezza a portata di mano. Raffaello, tra storia e natura

A 500 anni dalla morte di Raffaello, novità interpretative rivelano la sua forza rivoluzionaria e le aperture di dialogo con il presente.

Raffaello, tra storia e natura

L’anno dell’emergenza sanitaria si era aperto, in Italia e nel mondo, con l’avvio di alcuni straordinari eventi volti a celebrare uno dei più grandi artisti del Rinascimento, il “divino” Raffaello.

Speravamo di poter dedicare questi dodici mesi ad una corale celebrazione della sua opera immortale; purtroppo, con la devastante esplosione dell’emergenza sanitaria, l’anno Sanzio ci ha riservato ben altro.

La magnifica mostra organizzata presso le Scuderie del Quirinale si può visitare nella sola modalità virtuale, mentre il tanto atteso convegno scientifico programmato dai Musei Vaticani è rinviato a data da destinarsi.

Ma l’occasione non è perduta, alcune iniziative saranno recuperate. Soprattutto è in corso da mesi una riflessione complessiva, a vari livelli, sul portato effettivo dell’opera di questo straordinario protagonista del Rinascimento italiano, con importanti novità interpretative che sembrano rivelarne – ancor di più – la forza rivoluzionaria e le aperture di dialogo con il nostro presente.

C’è un’immagine tradizionale del personaggio Raffaello e della sua opera – non del tutto infondata – che lo rappresenta come astuto uomo di corte, tenace arrivista in perenne competizione con i suoi contemporanei, al punto da farne un vero e proprio anti-Michelangelo. Un uomo pienamente calato nelle competizioni sociali del proprio tempo, abile nei rapporti sociali, ma per questo anche più freddo promotore di se stesso e della sua opera.

Complice di questa rappresentazione, fu certamente la narrazione del Vasari che in Raffaello riconosce uno dei grandi protagonisti e innovatori della “modernità” ma che necessariamente – per sua scelta strategica – deve contenere rispetto alla grandezza del Buonarroti.


Inquietudine e perfezione

Ad una più attenta analisi delle vicende dell’uomo e dell’artista, emergono le inquietudini e gli aspetti meno noti del maestro, la sua affannosa ricerca di una perfezione che fosse sintesi di tante sperimentazioni e di tante diversità.

Già nella formazione giovanile, Raffaello si impegna in un esercizio di studio dei suoi contemporanei: guarda il meglio e ciò che meglio sembra funzionare in termini formali e di significato, e nell’apprendere va confezionando progressivamente un proprio stile che comunque risulta sempre di assoluta originalità, con echi e assonanze che i vari studiosi individuano in Signorelli, Perugino, Pintoricchio.

Persino l’arte dei fiamminghi diventa per lui, a Urbino e poi durante il soggiorno fiorentino, uno spunto di approfondimento verso l’arte del ritratto e del paesaggio che pure saprà reinterpretare con una potenza espressiva per l’epoca inimmaginabile.

Un metodo dello sguardo e della rielaborazione che i detrattori gli rinfacceranno (Condivi, biografo di Michelangelo, più di tutti), come pratica disonesta intellettualmente, come incapacità di trovare una propria via.

Raffello, Incendio di Borgo
Raffello, Incendio di Borgo, particolare, affresco, 1514, Stanza di Eliodoro, Appartamenti Vaticani, Musei Vaticani

L’incontro con l’Antico

L’incontro con l’Antico è, per Raffaello come per i suoi contemporanei, una folgorazione che si esprimerà non soltanto nello studio sapiente delle forme e delle proporzioni, dei miti e degli ornamenti – fino a creare un vero e proprio repertorio di modelli da affidare ai suoi attivissimi collaboratori – ma anche nell’interesse verso la salvaguardia del patrimonio culturale.

La celebre Lettera a papa Leone X, divenuta un testo simbolo della storia della tutela dei beni culturali, è di fatto un monumento di consapevolezza, di premurosa attenzione verso un paesaggio antiquario che andava vieppiù svelando le sue ricchezze, mostrando al tempo stesso una tragica fragilità.

Raffaello studia l’Antico e lo riporta in vita, nelle vivaci invenzioni della Villa di Agostino Chigi o nelle più solenni, persino drammatiche, scenografie delle stanze vaticane, riuscendo a mantenere un interesse costante verso la natura e la naturalità che rendono le sue immagini così verosimili e coinvolgenti.

Ricerca, sperimentazione, scoperta

L’evoluzione dello stile di Raffaello, soprattutto nel passaggio dalla fase fiorentina a quella romana è un meraviglioso racconto di ricerca, di sperimentazione e di scoperta.

Nonostante il successo travolgente della sua opera, l’artista non cessa di guardare i conseguimenti di chi lo circonda: degli antichi, di Michelangelo, dei veneziani.

Alimenta il mito della sua grandezza attingendo alle fonti dei suoi contemporanei, ma quasi miracolosamente ne trasforma le cifre espressive fino a sublimarle in un linguaggio di piena e ineguagliata armonia.

I recenti restauri condotti dal formidabile team dei Musei Vaticani sulle cosiddette “stanze di Raffaello” hanno rivelato una varietà di pennellata, una fluidità di luci e di colori che il tempo aveva offuscato con una patina ingenerosa.

Ora gli sfondi rivelano la mobilità delle fiamme, la consistenza umida delle prime ore dell’alba, la soffice porosità delle nubi, la profondità irraggiungibile degli orizzonti.

Raffaello, La pesca miracolosa
Raffaello, La pesca miracolosa, cartone degli arazzi della Cappella Sistina, 1515-16, Londra, Victoria and Albert Museum (per la bottega di Pieter van Aelst)

Raffaello e il classicismo settentrionale

Nelle sue coraggiose ricerche tecniche e formali, il Sanzio attirava l’attenzione di artisti italiani e d’oltralpe: dopo aver tanto studiato i fiamminghi, diventerà l’apripista del classicismo settentrionale, inviando a Bruxelles quei celebri cartoni preparatori che serviranno ai tessitori del nord per realizzare gli arazzi della Cappella Sistina.

Un tripudio di colori e di raffinatezze, da poco mostrate al pubblico in uno stupefacente e necessariamente breve riallestimento che ha lasciato a bocca aperta i fortunati visitatori che l’hanno potuto ammirare.

Parlando al resto d’Europa, come fa ad esempio dialogando a distanza con il grande Dürer (che gli scrive, chiedendo qualche disegno di sua mano), Raffaello interpreta una modernità che supera i confini geografici, che adotta il linguaggio dell’arte come terreno di incontro.

Nella promozione delle sue invenzioni attraverso la folta schiera di incisori di cui si serve, l’artista si fa promulgatore di un nuovo immaginario, di un sogno possibile fatto di bellezza e di fascino antiquario che diviene patrimonio comune, condiviso e replicabile.

L’essere nel proprio tempo

Imprenditore ante litteram dell’arte e della cultura, morto prematuramente a soli 37 anni, Raffaello si rivela così non solo artista di rarissimo talento, ma campione di sensibilità, di ingegno e di organizzazione, capace di una lungimiranza che lo rende simbolo di un autentico “essere nel proprio tempo”: un Dasein heideggeriano nel pieno Rinascimento.

Raffaello è l’artefice mirabile di un ideale di bellezza che è, di per sé, sintesi e selezione di tante invenzioni, di forme, di meraviglie immaginate e vissute. L’apparente facilità di certe sue creazioni è frutto di un incessante sforzo di miglioramento, di analisi di artifici umani e di fenomeni naturali, in cui l’eccezionalità, l’imprevisto, persino l’improbabile, trovano una contingenza con il quotidiano e si fanno accessibili, a portata di mano.

La bellezza di Raffaello si fa così linguaggio comune, raffinatissimo ma pronto a farsi ammirare in ogni suo aspetto, senza inganni, senza misteri. Persino il colto repertorio antiquario si adegua al paesaggio, si fa scenografia, teatro di un possibile incontro con il passato.

Moderno in un tempo che era sull’orlo di un tragica frattura (quella portata dalla riforma di Lutero), Raffaello arriverà ad elevarsi al di sopra dell’infrangersi del sogno rinascimentale.

La sua parabola è giunta fino al nostro presente attraversando stagioni vivissime di revival, di evocazioni e di ricordi: una bellezza incorruttibile che non cessa di sorprenderci per intensità e leggerezza.


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About Irene Baldriga

Autrice di oltre 70 pubblicazioni scientifiche e divulgative, in Italia e all'estero. Esperta di arte rinascimentale e barocca, si occupa di didattica, museologia, tutela, narrazione e comunicazione dei beni culturali. Collabora con università e istituzioni culturali, particolarmente in Francia.
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