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martedì 18 Gennaio 2022
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Don’t Look Up è il rovesciamento grottesco di Armageddon

Il 24 dicembre è finalmente uscito su Netflix, dopo essere stato distribuito nei cinema da inizio mese, Don’t Look Up, film del genere “disaster movie” con protagonisti Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence insieme a un super cast di grandi star hollywoodiane, da Meryl Streep a Cate Blanchett, da Timothée Chalamet a Jonah Hill e tantissimi altri ancora. Tanti i commenti e le recensioni, tra le quali quella con un occhio “di classe” dell’ex segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero.

Perchè guardare Don’t Look Up

Di Paolo Ferrero

Per cominciare, la trama, ormai nota ai più (attenzione, contiene spoliler!): il film narra di un asteroide che sta per piombare sulla Terra e sul fatto che una grande multinazionale che finanzia la presidente degli USA riesce a convincere il governo americano a non far esplodere l’oggetto astrale in quando contiene materie prime preziose dal valore di centinaia di miliardi di dollari.

Il calcolo ovviamente è sbagliato e la Terra viene distrutta anche se uno sparuto gruppo di ricchi si salva dopo essere stato congelato in orbita.

La morale del film è chiarissima e facilmente riassuminile:

1) La scienza è fondamentale per capire cosa succede e muoversi rapidamente per difendere tutta l’umanità.

2) La natura è indifferente, casuale, i veri nemici sono i potenti che ti raccontano delle cazzate pur di difendere i loro interessi, aiutati dai complottisti che ti raccontano che nessun pericolo è vero e così ti condannano a morte e all’impotenza.

Foto Roma Daily News

Il film quindi parla dell’oggi e anche di noi. Dell’Italia di Draghi, della Meloni, dei telegiornali, della Repubblica e del Corriere.

Se volete andare più a fondo e vi piace perdere del tempo coi dettagli, vi propongo alcuni elementi in più di quelli sopra anticipati.

1) Don’t Look Up fa riferimento ad un altro film e – solo per una attore – ad un secondo film.

Il primo è il film Armageddon e il secondo è una serie, sempre di Netflix, che si chiama Sons of Anarchy.
Armageddon racconta la medesima stessa storia: un’asteroide cminaccia la terra ma grazie all’intervento degli USA viene distrutto e l’umanità è salva.

Nel caso di Armageddon siamo al 1998, nel pieno trionfo del neoliberismo rampante e quindi il film è una sequela di luoghi comuni contro lo stato a favore dell’iniziativa privata.

Gli “eroi “ che vanno a distruggere l’asteroide non sono militari dell’esercito ma “cow boy” che, contro lo stato, salvano l’umanità in nome di sentimenti e di un’estetica personale. In Armageddon, lo Stato viene ridicolizzato e gli eroi sono individui che si muovono al di fuori della sua logica, ma è il presidente degli USA che, in nome dell’umanità, decide. Lo Stato è contestato ma esiste.

Il secondo film a cui fa riferimento è la serie “Sons of anarcy” in cui una vecchia banda di motociclisti anarchici della fine degli anni 60 in California, è diventata nel frattempo una banda di delinquenti che vende armi in cambio di soldi. Cioè un pezzo di malavita mafiosa.

Il capo di questa banda di motociclisti – che che era alternativa e che ora vende armi – viene presentato nel film di cui stiamo parlando come un repubblicano idiota, innamorato delle armi da fuoco, che fa la figura del coglione. Riferimento decisamente meno importante.

Armageddon invece era il canto del reaganismo, presentava la superiorità dell’individualismo e l’universalismo dei valori individuali, denigrando lo stato democratico. Che però c’era. Non guardare in alto (don’t look up) è la fotografia della situazione attuale, in cui lo stato non esiste più perché è in mano alle multinazionali ed in cui la creduloneria generale segue le narrazioni che di volta in volta ti raccontano che la realtà non esiste.

Foto Cinematographe

Occorre riflettere sul bisogno di costruire una terza via tra coloro che mentono perché hanno il potere e coloro che delirano perché sono abbagliati dal potere, pur pensando di combatterlo.

Una terza via tra banchieri e fascisti, tra persone in malafede e poveracci, fondata sul protagonismo delle persone a partire dalla conoscenza del reale.

Nel film i “nostri”perdono” ma se questa sconfitta servisse a far pensare non sarebbe male: la storia la fanno i popoli, non le elites, come credono padroni e complottisti.

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