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domenica 6 Giugno 2021
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Bob Marley: 40 anni fa moriva il re del reggae

L’11 maggio 1981 è una data segnata in nero per il mondo della musica: in questo giorno di quarant’anni fa, si spense ad appena trentasei anni Bob Marley.

Quarant’anni fa l’addio a Bob Marley

Bob Marley morì la mattina dell’ 11 maggio 1981 al Cedar of Lebanon Hospital di Miami, il cancro lo aveva trasformato in icona a solo 36 anni. Un artista divenuto leggenda e che suo malgrado si è trasformato in una sorta di simbolo, elemento della fenomenologia pop ch lo vede ormai spuntare da t-shirt, poster, bandiere, tazze,  accompagnato dall’inseparabile foglia di marijuana.

Bob Marley: 40 anni fa moriva il re del reggae 1

Eppure è difficile trovare un personaggio più sfaccettato, complesso e frainteso di Bob Marley nel pantheon della musica mondiale.

Perché lui, alfiere del reggae, la musica in levare diretta evoluzione dello ska e del rocksteady giamaicano, prima che un songwriter eccelso è stato una figura di riferimento  per milioni di persone ai quattro angoli del globo, anche oltre le proprie intenzioni; e in quanto simbolo, in tanti hanno cercato di appropriarsene, chi semplificando e mistificando il suo rapporto con la vita, lo spirito e la carne, chi riducendolo ad icona da santino, trasformandolo in baluardo delle più disparate cause più o meno nobili.

La vita di Marley è legata indissolubilmente alla parabola della sua Jamaica:  il ritmo, le radici della memoria, la cultura…e il sangue. C’è un aneddoto, anche lievemente farsesco, che lo spiega bene. I due partiti politici che si alternano al timone del Paese dai tempi dell’indipendenza, il PNP (People National Party) e il JLP (Jamaican Labour Party) cominciarono nel 1968 ad armare i ghetti della capitale, Kingston, per conquistare il potere durante le campagne elettorali, e la città si divise in rioni nemici, che però erano confinanti.

Trench Town divenne la comunità leader del PNP e Tivoli Gardens quella del JLP. Nasce così la garrison culture, la subcultura dei presidi politici, che sfocerà nella sanguinosa guerra civile dei primi mesi del 1978. Un migliaio di persone rimasero sul terreno, durante gli scontri a fuoco tra le opposte fazioni.

Bob Marley in quegli anni era molto attivo nelle questioni sociali e politiche, che in una terra come la Jamaica finiscono spesso per coincidere; egli stesso era scampato per miracolo a un attentato. Il 22 Aprile del 1978, durante il concerto One Love, interruppe lo show, raggiunge il palco delle autorità e trascinando sul palcoscenico a forza i due politici presenti, dei fronti opposti, obbligandoli di fronte a diecimila persone circa a stringersi la mano per suggellare la pace. I due, senza guardarsi in faccia, assecondarono la sceneggiata. Il resto è un altra storia dove ancora il sangue doveva farla da padrone, ma almeno Bob ci aveva provato.

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Bob Marley, malgrado il successo internazionale, non diventò mai ricco sfondato.

Questo sarà un privilegio riservato ai suoi eredi. Mantenne fino all’ultimo uno stile di vita semplice: niente auto lussuose, niente ville; lo si vedeva in giro con un maglioncino, il berretto di lana dei Rasta, un paio di jeans, e le scarpe da calcio, la sua seconda passione.

Uno stile di vita diametralmente opposto a quello dei suoi successori.

E che dir della sua musica? Da “The Wailing Wailers” del 1965 a “Uprising” del 1980 – senza contare il postumo “Confrontation”, uscito nel 1983, si trovano pietre miliari come “Catch a fire”, “Burnin'” e .”Exodus”, album destinati a cambiare la storia della musica, tutta la musica, ad influenzare generi e a farne nascere altri.

Il suo impatto sulla comunità artistica mondiale fu enorme: da Keith Richards, suo fan dlla prima ora, a Paul McCartney che comparve nel video di “One love”, passando per Joe Strummer che lo omaggerà, anni dopo, con una rilettura intensissima di “Redemption song“, Bob Marley con la sua musica portò un genere fino a qualche anno prima considerato di “nicchia”, roba da world music diremmo oggi, a hit ascoltata in tutto il mondo.

Cos’è rimasto oggi del suo messaggio? La sua eredità chi l’ha raccolta?  I suoi connazionali più intransigenti come Beenie Man sono piuttosto misogini, omofobi e dalle frequentazioni discutibili; di posizioni politiche scomode ben pochi se ne fanno carico e preferiscono continuare a convivere con le pallottole tra le strade di Trenchtown.

Ma è una questione senza risposta e forse anche un po’ stupida: il mondo oggi è talmente diverso da far suonare una domanda del genere per lo meno pretestuosa.

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Bob Marley: biografia e curiosità

Nato in Giamaica con il nome di Robert Nesta Marley da padre bianco di discendenza inglese e madre giamaicana, abbandonata dal marito mentre era incinta a causa della pressione della famiglia di lui che non accettava la loro relazione mista, a 15 anni, vivendo in povertà, lasciò la scuola per lavorare come saldatore e verso i 17 anni divenne un rasta, ovvero un seguace del rastafarianesimo.

Si tratta di una religione monoteista nata negli anni trenta del ‘900, il cui nome deriva da Ras (capo) e Tafari (terribile), come venne identificato l’imperatore d’Etiopia salito al trono nel 1930, riconosciuto come Gesù Cristo nella sua seconda venuta. Un movimento che predicava la non violenza e la ribellione al mondo bianco occidentale considerato oppressivo.

Fu nel 1961 che uscì il suo primo singolo, Judge Not, che non riscosse molto successo. Così nel 1964 Bob si unì a Bunny Livingston e Peter Tosh per formare la band The Wailers con cui pubblicherà il primo album, Catch a Fire, nel ’73, ottenendo molti più consensi di pubblico. Successivamente la band si sciolse ma lui continuò a suonare sotto il nome di “Bob Marley & the Wailers“.

Fu con il singolo “No Woman, No Cry” del ’75, che Bob Marley si distinse sulla scena internazionale. Seguirono innumerevoli successi finché, nel ’77, si accorse di una ferita all’alluce destro, un melanoma maligno che non volle curare per motivi religiosi.

Nonostante ciò, continuò a suonare e a riscuotere successo ovunque, ma il cancro nel frattempo avanzava. Di ritorno dalla Germania, dovette fermarsi a Miami per essere ricoverato presso il Cedar of Lebanon Hospital, dove morì la mattina dell’11 maggio 1981. Fu in quell’occasione che, prima di morire, disse a Ziggy la famosa frase, “Money can’t buy life”.

Il funerale si svolse in Giamaica e Bob venne sepolto in una cappella eretta vicino alla sua casa natale.

War / No More Trouble (Live At The Rainbow Theatre, London / 1977)


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