Sciogliere NATO (e UE): perchè Tarquinio e Agamben hanno ragione

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A tempi nuovi debbono corrispondere assetti nuovi ed è ora di chiudere il dopoguerra saldato ampiamente il debito e con gli americani e con gli ebrei-israeliani. Ecco perchè Tarquinio (come Agamben in un suo articolo) non ha chiesto all’Italia di uscire da certe alleanze, ha chiesto di sciogliere e riformularle su criteri realistici col presente.

Tabula rasa: sciogliere NATO (e UE)

Pierluigi Fagan*

Cosa fa una “altra-egemonia”? Assume la posizione dell’egemone, ma col proprio punto di vista, con la propria visione del mondo. C’è una non sottile differenza tra l’invitare ad uscire dalla NATO e dall’UE e chiederne lo scioglimento ed è nel riferimento.

Nel primo caso il riferimento rimane l’egemone, rispetto ad esso che è e rimarrà tale, si marca una distinzione, ma è una distinzione minoritaria per forza di cose, che non intacca la radice dell’egemone, per certi versi la rinforza prevedendone la continuazione di potere.

Nel secondo caso, invece, il riferimento è direttamente il potere, ci si pone in forma competitiva con l’egemone per il potere, si avanza una idea di diverso potere o la posizione dell’egemone o la posizione altro-egemonica cha a questo punto perde la sua origine “contro” e diventa “per”. Per un nuovo assetto di potere.

Con quelle sincronie intellettive che promanano dagli invisibili movimenti dentro le immateriali immagini di mondo, pochi giorni fa, Marco Tarquinio, ex direttore di Avvenire, ha invocato con grande tranquillità come fosse evidenza logica improcrastinabile, lo scioglimento dell’alleanza implicita con Israele e lo scioglimento della NATO.

Forse Tarquinio candidato PD alle europee, originato in un partitino (DemoS) a suo tempo scisso dai tranquilli Popolari per l’Italia, è diventato un trinariciuto antimperialista? Non necessariamente.

Semplicemente ha preso atto che a tempi nuovi debbono corrispondere assetti nuovi ed è ora di chiudere il dopoguerra saldato ampiamente il debito e con gli americani e con gli ebrei-israeliani. Quindi Tarquinio non ha chiesto all’Italia di uscire da certe alleanze, ha chiesto di sciogliere quelle alleanze.

Così l’articolo di Agamben da me postato e la cui posizione mi son sentito di far mia e così vedo per altri che si sono espressi qui e lì e non solo in Italia, non ha chiesto di uscire dall’euro e dalla UE in occasione delle ultime elezioni di questo week end, ha chiesto di sciogliere queste istituzioni, negargli il riconoscimento. Cominciando dal mandare a vuoto l’invito a votare

Ha votato poco meno del 50% in Italia e poco più in Europa

poiché non partecipi ad una cosa che secondo te non dovrebbe esistere. Forse Agamben o io stesso, siamo diventati “sovranisti” stante che da Macron a Scholz in giù sono tutti sovranisti? Non necessariamente.

Semplicemente s’è preso atto che a tempi nuovi debbono corrispondere assetti nuovi ed è ora di chiudere, anche qui, il dopoguerra che impose all’Europa di diventare in blocco un sub-sistema americano contrapposto all’URSS.

La diade USA-UE andava forse bene nella guerra fredda anche perché Europa non era minimamente in grado di essere e fare alcunché di diverso. Fu questo allineamento a forzare il processo di ripristino della convivenza subcontinentale, vero una qualche forma prima di mercato comune e poi di “unione”, per quanto il termine stesso sia ambiguo. Ma quella storia è finita, ne è iniziata un’altra con la quale siamo fuori sincrono.

In quei decenni ogni stato convergeva verso la NATO che li riceveva passivamente, oggi è la NATO a decidere cosa, come, quando e perché fare una certa strategia e gli stati, in funzione del legame di alleati, debbono seguire. Il che porta, come rilevato dall’ineffabile Tarquinio, a trasformare una alleanza meramente difensiva che non ha sparato neanche un mortaretto per settantatré anni contro un nemico ideologico manifesto, in una alleanza offensiva contro un nemico neanche ideologico, un semplice competitor geopolitico da fase multipolare. Neanche un competitor degli europei che fino a poco tempo fa vedevano reti comuni da Lisbona a Vladivostok mentre scambiavano con reciproco profitto energia vs tecnologia, dei soli americani.

Viepiù se si stanno cambiando i termini dell’alleanza, come fanno gli israeliani trasformandosi nel popolo oggi meno amato delle Terra visto i crimini contro i livelli minimi di umanità reclamati dall’intero parterre delle Nazioni Unite o come fanno gli americani trasformando la NATO in una SuperLeague contro tutto il mondo che si ribella al lungo dominio occidentale volendo dedicarsi ad un proprio futuro di pacifico commercio à la Montesquieu, queste alleanze non possono ritenersi più valide. Come i contratti non sono più validi se si cambiano i termini pattuiti, l’oggetto stesso del patto.

A questo punto, una posizione altro-egemonica deve dichiarare di voler fare tabula rasa, azzerare alleanze, accordi, patti, trattati. Per? Si vedrà, prima si torna all’ora zero, poi si ricomincia a contare daccapo, su altre basi, con altri intenti, chiarendo bene i fini e le proporzioni di potere tra i contraenti nuovi patti.

Mi sembra un buon punto da cui ripartire per cercare una strategia adattativa ad un mondo che sta cambiando molto profondamente e molto velocemente. Una posizione altro-egemonica deve dichiarare e pretendere la tabula rasa per poi avanzare una propria idea di come stare nel mondo nuovo. Sciogliere UE, euro e NATO, questo l’inizio delle costruzione di una posizione altro-egemonica. Bisogna cominciare ad aprire spazio per un nuovo pensiero politico.

La natura cataclismatica delle ultime elezioni europee, a livello sistemico quindi europeo, è palese:

1) affluenza di circa solo il 50% aventi diritto, molti paesi sono sotto questo requisito minimo (Germania e Belgio hanno raggiunto Austria e Malta che hanno sfondato l’età minima del voto a 16 anni, hanno avuto quindi nuovi votanti che hanno mantenuto un po’ l’indice di partecipazione in quei paesi);

2) partito opposizione in Francia ottiene il doppio dei voti di quello di governo, fatto che porterà a nuove elezioni;

3) partito di opposizione in Germania che arriva allo stesso livello dei tre partiti di governo sommati, il che dovrebbe portare a nuove elezioni, le porti poi effettivamente o meno;

4) a seggi, i due partiti che perdono più vistosamente sono liberali e verdi, cuore del New Green Deal neoliberale;

5) c’è una marcata radicalizzazione sbilanciata verso conservatori e destre notoriamente neanche così entusiaste del format unionista e questo sembra essere l’unico tratto comune di un sistema che in comune non ha altro sul quale fondarsi.

Tale situazione è strutturale ovvero non mostra caratteri contingenti, quindi inutile sperare si riequilibri.

Tra cinque mesi, un altro terremoto di qualche tipo investirà l’egemone primario ovvero quegli Stati Uniti d’America che stanno torcendo l’intero Occidente alla loro isteria da perdita di potenza effettiva sul mondo. Il sistema occidentale scricchiola vistosamente, crollerà sotto la pressione di eventi che si è fatto finta di non riconoscere, negando realtà e buonsenso, va posto il problema del dopo e chi lo fa prenderà un forte vantaggio egemonico.

L’UE è arrivata al capolinea della sua traiettoria storica, va sciolta.

*Ripreso da Pierluigi Fagan – Complessità

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