Kim Jong-Un è morto ma non lo sa e continua a riapparire

Nuovo show della stampa Italiana: Kim Jong-Un, stavolta dato in coma, torna ad apparire in pubblico. È la sesta morte del leader nordcoreano.

Kim Jong-Un è morto ma non lo sa

Kim Jong-Un è morto per la sesta volta. L’ultima volta era morto tra aprile e maggio, salvo poi ricomparire in pubblico col suo abito in stile Mao, impegnato il primo maggio a dare istruzioni sul campo e a partecipare al taglio del nastro rosso inaugurale di una fabbrica di fertilizzanti fosfatici a Sunchon, città a circa 50 chilometri a nord di Pyongyang, finita dopo due anni di lavori.

Non è raro che Kim muoia. Dopo la sua apparizione a un concerto del 25 gennaio a Pyongyang per celebrare il Capodanno lunare, il supremo comandante fu assente per tre settimane fino a quando non riapparve per una visita al Palazzo del Sole della capitale per commemorare il compleanno del 16 febbraio del padre Kim Jong-il, morto a dicembre 2011. La sua più lunga assenza avvenne nel settembre del 2014, quando scomparve per 40 giorni e tornò zoppicante e accompagnandosi con un bastone. Per l’intelligence di Seul si trattò di un intervento chirurgico per la rimozione di una cisti.

Ma a maggio si raggiunse il culmine quando diverse testate, su tutte Dagopia e Libero, diffusero la foto del cadavere del caro leader. Ovviamente si trattava di una bufala: era la foto modificata del cadavere di Kim Jong Il, morto il 17 dicembre 2011.

Nuovo show della stampa Italiana: Kim Jong-Un, stavolta dato in coma, torna ad apparire in pubblico. È la sesta morte del leader nordcoreano.

Anche stavolta Kim Jong-Un è risorto dopo la sua morte, il massimo leader della Corea del Nord, ha partecipato a una riunione di partito sulla situazione del Coronavirus e per gli aggiornamenti riguardo a un tifone, chiamato Bavi.

Le foto sono state girate ai media occidentali tramite la maggior agenzia stampa della Corea, la «Kcna». Peccato che, per le stesse testate nostrane, pochi giorni fa, lo stesso Presidente sarebbe stato trovato in coma, o addirittura morto, e  la sorella Kim Yo-jong avrebbe preso il suo posto.

Libertà di stampa o stampa in libertà?

Ora noi ci ridiamo su, con quel senso di snobismo che caratterizza la cultura occidentale verso questi fenomeni esotici, dittature alla Bananas di Woody Allen, per il mainstream dominante.

Immaginate ora il contrario, pensate se nel mondo i TG più importanti ciclicamente rilanciassero la notizia della morte di Giuseppe Conte, con tanto di fotomontaggio della salma. Cosa accadrebbe?  Ci sarebbero proteste ufficiali dei governi, ambasciatori in fibrillazione o richiamati e via dicendo.

E invece da noi passa tutto in carrozza. Si lancia la notizia, rimbalza da una testata all’altra, poi arriva la smentita e nessuno dice nulla. Diviene un trafiletto. Ma davvero si ritiene ancora accettabile una informazione che non cita mai le fonti ne attenda un qualche riscontro nella realtà?

E invece si continua a fomentare delle narrazioni univoche, come tormentoni. C’è un vero sfruttamento, e non l’utilizzo, della libertà di stampa di cui il nostro solerte ordine dei giornalisti si va vanto, specialmente su quello che accade nel mondo, come a creare una bolla inverosimile su tutto. Ci sono corrispondenti che, da una scrivania a Miami, mandano articoli su tutto quello che accade nell’America latina.

E come dimenticare la brava Giovanna Botteri, quando era corrispondente da New York, e la Rai si collegava con lei per qualsiasi cosa accadesse nel mondo: da un attentato in Sudan a uno sciopero a Taiwan.

Siamo ai livelli di un Emilio Salgari con una connessione a disposizione.

Diceva lo scrittore colombiano Nicolás Gómez Dávila: La stampa non vuole informare il lettore, ma convincerlo che lo sta informando.

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About Alexandro Sabetti

Scrittore e autore radio e tv. Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014). ->
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