Fondi Lega, Salvini minimizza ma è un terremoto politico e giudiziario

Fondi Lega, l’inchiesta sul capannone di Cormano è incandescente: gli arrestati sono nomi di spicco nella struttura finanziaria del Carroccio.

La zona oscura nella gestione Fondi Lega

L’inchiesta sulla vendita del capannone di Cormano alla Lombardia Film Commission, società controllata dalla Regione Lombardia, che ha portato all’arresto di un prestanome e tre commercialisti, tutti strettamente legati alla Lega, Michele Scillieri, Alberto di Rubba, Andrea Manzoni e Fabio Giuseppe Barbarossa, è indicata quasi come marginale nella segnalazione di operazione sospetta del 19 maggio 2020 e rimangono sicuramente da esplorare altri ancor più delicati settori in cui il ‘pool’ di commercialisti ha impiegato la propria professionalità. Lo scrive la Procura di Milano nella richiesta di custodia.

I quattro sono indagati a vario titolo per i reati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Ma la questione tocca direttamente gli apparati politici: Rubba è amministratore al Senato del gruppo del Carroccio, Manzoni è invece il revisore del partito alla Camera.

I nomi dei due commercialisti erano emersi anche nell’inchiesta sulla scomparsa dei 49 milioni di fondi pubblici che la Lega avrebbe dovuto restituire allo Stato. Arturo Maria Scillieri poi, è il commercialista nel cui studio è stato fondato e domiciliato il movimento Lega per Salvini premier. E Barbarossa è il cognato di quest’ultimo e, nell’inchiesta, viene indicato come un prestanome.

Tra le pagine dei pm emergono dettagli sulle implicazioni politiche della vicenda:

Del resto che la presente vicenda abbia generato fibrillazioni ai piani alti della politica ne è prova il riservato incontro tenutosi in Roma per studiare anche le strategie di difesa del direttore della filiale di Seriate di Banca Ubi, Marco Ghilardi.

Fondi Lega, Salvini minimizza ma è un terremoto politico e giudiziario

La carte dei pm

Scrivono Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi nella richiesta di custodia:

Alberto Di Rubba è non solo uomo di partito come Manzoni, ma anche pubblico ufficiale piazzato dal partito a presiedere uno dei tanti enti del sottobosco della pubblica amministrazione attraverso i quali sono drenati i soldi pubblici, ossia attraverso la vendita gonfiata di un capannone nel Milanese. 

Le reazioni (dei contabili della Lega Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni) alle contestazioni disciplinari di un direttore di filiale compiacente, raggiungono subito i piani altissimi della politica a Roma nelle giornate del 26 e 27 maggio; allora è facilmente immaginabile la reazione e la capacità di inquinamento probatorio di persone tanto infiltrate nelle istituzioni.

Marco Ghilardi, ex direttore della filiale Ubi di Seriate, ai pm di Milano ha descritto alcune stranezze sui conti della Taaac, una delle tante società riconducibili a Di Rubba e Manzoni:

Sono operazioni prive di valide ragioni economiche che, al di là degli importi, non mi è capitato di vedere in tutta la mia carriera. E ho lavorato in banca quasi trent’anni.

Ancora Ghilardi ha aggiunto:

Di Rubba mi aveva chiesto di aprire il conto di Radio Padania e delle associazioni regionali della Lega. 

(Fonte per gli atti consultati, ANSA)

Alberto Di Rubba

I fatti su cui si indaga

Il capannone di Cormano nel febbraio 2017 viene venduto per 400 mila euro dalla Paloschi di Sostegni alla immobiliare Andromeda srl, amministrata dal cognato di Scillieri. La struttura è pagata con quattro assegni mai incassati.

Nel gennaio 2018 l’Andromeda rivende l’immobile alla Fondazione Lombardia Film Commission, sotto la presidenza di Di Rubba, al doppio della cifra: 800 mila euro.

Una parte del ricavato, 250 mila euro, sarebbe finito su un conto intestato al Fidirev. Si tratta di una fiduciaria che controllava Futuro partecipazioni, altra società amministrata da Scillieri, e proprietaria della stessa Andromeda.

Alla ricerca degli 800 mila euro i magistrati hanno fatto anche una rogatoria in Svizzera. A Sostegni i pm contestano pure un’estorsione: avrebbe preteso 50mila euro da Di Rubba, Scillieri e Manzoni in cambio del silenzio.

 

 

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