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lunedì 10 Maggio 2021
AgoràMassimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra

Massimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra

Interviste non autorizzate, la rubrica degli incontri con le grandi personalità italiane tra domande scomode e verità supposte. Oggi con noi Massimo D’Alema, ex Presidente del Consiglio, già segretario del PDS e Presidente dei DS. Una voce complessa e controversa della sinistra italiana.

Massimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra

Interviste non autorizzate: Massimo D’Alema

D: Buon giorno, Presidente. Per cominciare, mi dice qualcosa di sinistra?

R: Mhm… mano.

D: Come?

R: Preferisce gamba?

D: Ok basta così, prima di scomodare altri organi pari… meglio passare ad altro. Vogliamo sfatare, una volta per tutte, il mito di una reciproca antipatia tra Lei e Romano Prodi?

R: Ritengo naturale che, al cospetto di grandi personalità della Storia, certuni possano sentirsi sminuiti. Da parte mia, ho sempre nutrito un certo affetto verso quel simpatico ometto. Ne ho sempre compreso, in una misura che ritengo ragionevole, i limiti.

D: È di Matteo Renzi, che mi dice?

R: È indubbio che si tratti di un grande leader. Con alle spalle un luminoso avvenire. “Diamogli tempo”, dissi non appena si insediò alla segreteria, “e condurrà il partito là dove Craxi condusse il Psi”.

D: Al governo?

R: No, allo scioglimento.

Massimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra

D: In effetti c’è mancato poco. Venendo a tempi più recenti, cosa ne pensa dell’attuale situazione? Non c’è dubbio che la pandemia ha accentuato la crisi.

R: Bisogna considerare certi eventi non come disgrazie, ma come opportunità. Altrimenti non se ne esce.

D: Si riferisce al Recovery Fund?

R: Anche, ma non solo. Guardiamo ai risparmi dell’Inps, per esempio. Tragedie private si trasformano in fortuna pubblica. Occorre rilanciare l’ottimismo, a tutti i livelli.

D: Lei è tra coloro che plaudono all’insediamento di Mario Draghi?

R: Stiamo parlando di una delle più grandi personalità economiche a livello europeo. Forse, e sottolineo forse, allargando un attimo la visione, qualcosina di meglio, per Palazzo Chigi, si poteva trovare, ma resta una scelta certo non di ultimo livello.

D: Allude a sé stesso?

R: Guardi… io per carattere non alludo mai. Poi, come dicono i miei amici leccesi, lu ciucciu porta la paja e lu ciucciu se la ngaia.

Massimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra

D: Parliamo un po’ di Lei. Come è nata la sua vocazione per la politica?

R: Fin da subito mi sentivo chiamato a grandi cose. Alcune le ho realizzate…

D: Le altre?

R: C’è ancora tempo… (ride)

D: Può dirci qualcosa su Silvio Berlusconi? Il vostro rapporto, dal cosiddetto Patto della crostata in poi, non è stato esente da critiche.

R: Ho sempre considerato il presidente Berlusconi un fiero e leale avversario, giammai un nemico. Quanto alla crostata, le rivelo un segreto. Non c’era nessuna crostata. Come dessert, Maddalena Letta portò in tavola dei comunissimi bignè allo zabaione, con glassa di crema ganache.

Massimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra

D: Un’ultima domanda, che facciamo a tutti, ormai per tradizione. Vuole spendere qualche parola per i giovani?

R: Ai giovani dico che devono ritenersi dei privilegiati. Per il semplice fatto di vivere e condividere questo presente con un colosso della vita politica nazionale. Un grande pensatore. Uno degli ultimi, forse, ma un gigante che, arrampicatosi sulle spalle dei nani, mostra loro la via verso un radioso avvenire. Un uomo che definire sommamente intelligente sarebbe invero riduttivo… (prosegue per altre 19 pagine, omesse per ragioni di spazio)

Massimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra

Massimo D’Alema, breve biografia non autorizzata

Massimo D’Alema nasce a Roma nel 1949. Acquista subito una certa notorietà, essendo l’unico in tutto l’asilo a leggere la Pravda. Nei primi, difficili anni del dopoguerra, dopo una breve, quanto sofferta militanza nelle Giovani Marmotte, opta per la svolta estremista aderendo ai Pirati della Malesia. Salvo lasciarli poco dopo, con una dichiarazione di forte dissenso programmatico verso la frase “avanti miei prodi”, adoperata da Sandokan. Da quest’ultima esperienza residua l’intensa passione per la velistica.

Per superare la fase di stallo politico e ideativo, coltiva l’abitudine di giocare a scacchi contro sé stesso, risultando spesso vincitore. Fonda l’associazione Romani–Laziali. Partecipa inoltre, in qualità di osservatore, ai lavori della Conferenza di Panmunjom per l’armistizio tra le due Coree.

Accarezza a lungo l’idea di diventare capoclasse.

Nel ’55 consegue brillantemente la licenza elementare con una tesi sul protomarxismo di Feuerbach. Successivamente quella media, con un saggio in diciotto volumi su Lev Jascin. Spostatosi a Genova con la famiglia, si iscrive alla FGCI (Federazione Giovani Comunisti Italiani) e fonda l’associazione Liguri-Mediterranei.

Sviluppa anche, per motivi mai spiegati, una lieve idiosincrasia nei confronti dei ciclisti. Accarezza a lungo l’idea di diventare preside.

Consegue la maturità classica con un saggio dal titolo: Barbera e Schnapps. L’elitario etilismo della socialdemocrazia occidentale, da Saragat a Willy Brandt.

Dopo il diploma si iscrive alla Normale di Pisa, abbandonando prima della laurea per manifesta superiorità. Fonda l’associazione Pisani-Lucchesi.

Accentua la lieve idiosincrasia nei confronti dei ciclisti emiliani. Accarezza a lungo l’idea di diventare

Massimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra.

Nel ’75 assume la guida della FGCI, ma per un disgraziato refuso, convinto si tratti della FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio) si presenta a Coverciano pretendendo l’immediata adozione della moviola in campo. In tale veste tenta anche di modificare l’indirizzo politico del calcio italiano, ventilando l’abolizione del ruolo di terzino destro.

Esacerba la lieve idiosincrasia nei confronti dei ciclisti emiliani, laureati in economia. Accarezza a lungo l’idea di diventare Commissario Tecnico della Nazionale.

Nel 1980 viene inviato a Bari, come responsabile regionale del PCI per stampa e propaganda.

Accarezza a lungo l’idea di produrre un lungometraggio dal titolo: D’Alema ti voglio bene.

Per tirarlo su di morale, Enrico Berlinguer lo porta con sé al funerale di Jurij Vladimirovič Andropov. Ilare e amena occasione che D’Alema sfrutta per fondare l’associazione moscoviti-siberiani. Durante il ricevimento funebre, dona alla vedova del defunto segretario del PCUS una guantiera di taralli pugliesi, insieme a caffè, zucchero e altri generi di conforto.

Virulenta la lieve idiosincrasia nei confronti dei ciclisti emiliani, laureati in economia, di nome Romano. Accarezza a lungo l’idea di diventare borgomastro di Stalingrado.

Dopo la svolta della Bolognina e la sconfitta elettorale, viene eletto segretario del partito. Inasprisce la lieve idiosincrasia nei confronti dei ciclisti emiliani, laureati in economia, di nome Romano, ex dirigenti Iri. Accarezza a lungo l’idea di incastrare Roger Rabbit.

Nel 1997, per protesta contro la mancata legge sul conflitto di interessi e sulla regolamentazione delle frequenze televisive, indice uno sciopero della fame, nel corso del quale si nutrirà esclusivamente di crostate.

L’8 ottobre 1998 rilascia una dichiarazione di stima nei confronti del capo del governo. Il 21 ottobre 1998 si insedia a Palazzo Chigi. Il primo governo D’Alema è caratterizzato da una forte spinta a sinistra, particolarmente in direzione del Kosovo. Fonda l’associazione serbi-bosniaci.

Dopo una rapida crisi, il 22 dicembre 1999 diventa per la seconda volta capo del governo, salvo dimettersi il 26 aprile 2000, dopo la sconfitta alle regionali. Parlamentare europeo nel 2004, torna alla politica nazionale con le elezioni del 2006. Accarezza a lungo l’idea di diventare presidente della Camera. Esaspera la lieve idiosincrasia nei confronti dei ciclisti emiliani, laureati in economia, di nome Romano, ex dirigenti Iri ed ex presidenti del consiglio. Accarezza a lungo l’idea di diventare Presidente della Repubblica.

Il 17 maggio 2006 giura come ministro degli esteri del secondo governo Prodi, verso il quale rilascia un’accorata dichiarazione di stima.

Accarezza nuovamente l’idea di diventare presidente della Repubblica.

Dopo la vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd, nel 2013, rilascia una forte dichiarazione di stima nei confronti di Lorenzo de Medici, detto il Magnifico.

Accarezza a lungo l’idea di governare la galassia. Fonda l’associazione terrestri-alieni.

Massimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra

Bibliografia:

1) Le figurine Panini come paradigma delle sperequazioni sociali. – Pizzaballa ed. 1955

2) Barbera e Schnapps. – Botti & mogli ed. 1961

3) Transumanar e pomiciar. Scritti giovanili. – Acne ed. 1965

4) El lider Massimo. – Hastasiempre ed. 1970

5) I funerali in Unione Sovietica. – Mondadori Storia ed. 1982

6) Epistemologia del tarallo pugliese. – Botteghe bianche ed. 1994

7) Come e perché disciplinare il sistema televisivo. – Oscar Mondadori ed. 1998

8) Oltre l’inciucio. – BUR Rizzoli ed. 2000

9) Kosovo ’98, i migliori bombardamenti. – Album fotografico a cura di. Finmeccanica ed. 2006

10) Per brevità chiamato presidente. Un’autobiografia. – Selfie ed. 2015

11) Barra a sinistra. Cinquant’anni di regate politiche. – CazzaLaRanda ed. 2019

12) Transumanar e mantecar. 101 ricette di risotti. – Gambero Rosa ed. 2020

 

Premi e riconoscimenti:

2018 – Premio La Volpe del Tavoliere (alla carriera)

1999 – Nastrino al merito per la campagna del Kosovo

1983 – Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Kasparov

1978 – Premio Stakanov per l’associazionismo consapevole

1952 – Lupetto delle Giovani Marmotte

Rispolverando Marx: salari e profitti, un conflitto senza etica

Interviste non autorizzate: Kulturjam vi intervista, a vostra insaputa.
Queste interviste non sono vere. Peggio, sono verosimili.

 

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