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mercoledì, Agosto 10, 2022

Non si può combattere il riscaldamento globale e contemporaneamente finanziare le guerre

Se davvero l’urgenza primaria è quella di contenere processi come il riscaldamento globale, provocare in ogni modo una spaccatura bellica globale, con relativa corsa agli armamenti è una strada astuta?

Non si può simultaneamente chiedere sacrifici sulla base di questi assunti e poi adottare comportamenti internazionali che rendono quei sacrifici insensati, chiedendo comunque di credere simultaneamente ad entrambe le cose.

Di Andrea Zhok*

Schizofrenia: combattere il riscaldamento globale e finanziare le guerre

Tra le mille cose che mi sfuggono nei percorsi di pensiero della dirigenza occidentale ce n’è anche uno relativo all’annoso tema del riscaldamento globale.

Ammettiamo che il contributo antropico al riscaldamento globale sia davvero decisivo (so che non è facile provarlo, ma è una possibilità da prendere in considerazione).

Alla luce di questo fatto sarebbe effettivamente raccomandabile ridurre la portata globale di una serie di produzioni e sistemi di produzione ad alto impatto (non solo con riferimento ai gas serra, ma in generale all’inquinamento atmosferico che affligge molti agglomerati urbani.)

Ora, se davvero l’urgenza primaria è quella di contenere globalmente questi processi, la mia domanda è: ma davvero provocare in ogni modo una spaccatura bellica globale, con relativa corsa agli armamenti è una strada astuta?

Cioè, converrete che per riuscire ad ottenere qualche risultato globale abbiamo bisogno di un alto livello di accordo globale sulle strategie da adottare. Altrimenti se gli 800 milioni circa di occidentali adottano la strategia ambientale X e i 6 miliardi e mezzo di non occidentali adottano la strategia ambientale non-X, ben difficilmente un qualunque risultato potrà essere ottenuto.

Dall’Antropocene al Capitalocene: alle radici della crisi climatico-ambientale

E dunque, fatemi capire, state chiedendoci in Occidente di andare in bicicletta, spegnere i barbecue, reintrodurre o ampliare il nucleare, rottamare le auto a combustione, ecc. ecc. mentre simultaneamente ci state portando a tappe forzate ad isolarci come occidentali dalla maggior parte della popolazione del pianeta, ad avviare con essi una corsa agli armamenti (industria proverbialmente energivora), a fomentare conflitti diretti come in Ucraina (qualcuno vuole fare due conti sulle “emissioni nocive” di una guerra di artiglieria?), con il conseguente ricorso emergenziale a tutte le fonti energetiche fino a ieri mattine tabù (dal carbon fossile al fracking)?

Detto più semplicemente: credete davvero che il riscaldamento globale a base antropica sia un orizzonte di catastrofe futura? Bene, allora abbiamo un dannato bisogno di concordia internazionale e patti coordinati, e dovete fare di tutto per ottenerli.

Se invece cerchi sistematicamente rogne, provochi in ogni modo la maggiore potenza nucleare al mondo (da Maidan, a Kaliningrad), chiedi che i conflitti si concludano solo con la sconfitta finale di uno dei contendenti, dichiari la Cina una minaccia alla sicurezza internazionale, e ordini ai “tuoi” di spezzare ogni legame culturale, economico e diplomatico con i BRICS, beh, caro amico, consentici di dubitare che tu ritenga il riscaldamento globale la minaccia che dici essere.

Dunque, noi possiamo pure andare in bicicletta perché è tutta salute, però per non saper né leggere né scrivere, crederemo alle strategie climatiche occidentali quando vedremo comportamenti coerenti al vertice.

E comportamenti coerenti non sono vestire capetti firmati ecosostenibili mentre alimenti la terza guerra mondiale.

Guerra Russia-Ucraina: "Questa volta Hiroshima risponderà"

* Andrea Zhok è un filosofo e accademico italiano, professore di Antropologia filosofica e Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Milano.

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