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lunedì, Luglio 4, 2022

Tonfo dei referendum sulla giustizia: la distanza che cresce dai processi democratici

Referendum, quorum ai minimi per i cinque quesiti: otto italiani su dieci non votano e l’affluenza si attesta appena sopra al 20%. Gli italiani sempre più distanti dai processi democratici.

Tonfo dei referendum sulla giustizia

Il flop dei referendum è stato segnato da un’affluenza al 20,9%. I cinque quesiti – sull’abolizione della legge Severino, sulla limitazione della custodia cautelare, sulla separazione delle carriere dei magistrati, sul voto dei membri laici dei Consigli giudiziari nella valutazione dei magistrati, sull’abolizione della raccolta firme per l’elezione dei togati al Csm – non hanno spinto gli italiani alle urne.

Referendum, lontananza  partecipativa e dunque democratica

Con il mancato quorum perdono alcune delle figure più opache del nostro paese: Salvini, Berlusconi, Renzi, Calenda e tutto il gruppo dirigente radicale. La loro sconfitta coincide però con un altro colpo assestato alle nostre istituzioni democratiche, di cui il referendum è parte integrante.

Non c’erano però soluzioni. Gli italiani sono distanti dai processi democratici. Da anni vedono il voto come un esercizio inutile: alle scorse politiche hanno votato prevalentemente per le due forze antisistema (o che si presentavano come tali, mi riferisco a Lega e 5stelle) e ora si ritrovano al governo Mario Draghi.

Inoltre i quesiti referendari erano troppo lontani dalla sensibilità delle persone, troppo complessi per una discussione senza la mediazioni partiti.

Permettetemi di aggiungere un altro punto: il referendum serve a ratificare le riforme parlamentari, non funziona, non ha mai funzionato per propiziarle.

La legge sul divorzio e quella sull’aborto nascono in parlamento, sono il frutto della discussione politica tra i partiti. Checché ne dicano quei furbacchioni dei radicali i referendum sono venuti dopo.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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