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giovedì 19 Maggio 2022
PolisIl tentativo antibellicista di Conte e Bersani è ancora troppo fragile

Il tentativo antibellicista di Conte e Bersani è ancora troppo fragile

Che senso ha per Conte e Bersani occupare posti di governo che impediscono di definire una linea chiara ai loro partiti?

Il tentativo antibellicista di Conte e Bersani

Sembra che Conte e Bersani stiano tentando di creare una rottura all’interno del fronte bellicista che sta esponendo il paese a pesantissime conseguenze economiche e sociali, e che sta favorendo l’irresponsabile escalation militare.

Ho tuttavia la sensazione che la loro posizione sia troppo fragile e persino ambigua. Lo in particolare nel caso di Bersani, alla testa di un partito che ha rotto l’unità con Sinistra italiana e che non riesce a definire la propria strategia per il futuro. Molti suoi esponenti desidererebbero rientrare nel PD. Che si accomodino, penso io.

Le possibilità di crescita per una sinistra autentica, che rompa definitivamente i legami con l’irricevibile politica di Letta e amici, sono infatti molto ampie. Occorre però più coraggio. Servono parole chiare e nette. E soprattutto è necessario tracciare un orizzonte programmatico alternativo a quello del PD e del governo Draghi.

Qualcosa di simile accade nel M5S o in quel che resta di questa formazione politica che oggi soffre dei mali che ne hanno favorito la nascita: l’antipartitismo, l’antiparlamentarismo, il qualunquismo ideologico.

È tuttavia indubbio che Conte stia tentando di dare una forma a quel che resta del movimento. Nonostante la violentissima e infame campagna mediatica contro di lui, colpevole di aver guidato il suo secondo governo in modo troppo autonomo, l’ex presidente del Consiglio resta una figura autorevole, capace di ottenere un buon consenso nel paese.

Un gesto necessario per rafforzare la sua linea sarebbe però quello di rompere definitivamente con Luigi Di Maio, che con il suo servilismo e il suo trasformismo rappresenta quanto di peggio circola nell’attuale panorama politico italiano.

Un secondo gesto – e questo vale anche per Bersani – dovrebbe essere quello di abbandonare il governo. Perché restare dentro una compagine di estremisti liberisti del tutto dipendenti da Washington? Che senso ha, sia per Conte che per Bersani, occupare posti di governo che impediscono di definire una linea chiara ai loro partiti?

L’anno prossimo torneremo a votare e il fronte bellicista di Draghi e Di Maio è tutt’altro che forte nel paese. Un nuovo progetto politico, capace di mettere al centro la questione sociale, la pace e la costruzione di una prospettiva politica alternativa al neoliberlismo di Draghi e Letta sarebbe un bene per tutti e potrebbe ottenere risultati elettorali inaspettati.

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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