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mercoledì 18 Maggio 2022
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Il solito diversivo Berlusconi

Berlusconi è un diversivo, lo è sempre stato. Come la sua versione americana, Trump. In quanto miliardari non appartengono al nostro mondo…

Dal blog di Francesco Erspamer *

Il diversivo Berlusconi

Silvio Berlusconi è un diversivo, lo è sempre stato. Come la sua versione americana, Trump. In quanto miliardari non appartengono al nostro mondo: qualunque cosa gli capiti sempre resteranno in una bolla di osceno privilegio e di immeritata notorietà; per loro il potere politico è un gioco, una distrazione, tanto quello vero, economico, non glielo toglie nessuno.

Soprattutto nessuno lo toglie e, peggio, nessuno ha intenzione di toglierlo alla minuscola plutocrazia di cui fanno parte e che possiede e controlla il pianeta come nessuna classe sociale ha mai fatto in precedenza: altro che i patetici nobili, re, imperatori e tiranni del passato, qui stiamo parlando di poche centinaia di nababbi e delle loro multinazionali, che possiedono più ricchezze degli stati ex sovrani e che durante l’epidemia, mentre miliardi di cittadini facevano sacrifici, hanno raddoppiato i loro patrimoni.

 

Peraltro nel disinteresse di quegli stessi cittadini, ormai drogati di consumismo, virtualità e altra pornografia, e dunque disposti a lottare (a telecomando) solo contro chi guadagni il doppio o il triplo di loro (lo stucchevole pauperismo pentastellato), mai contro le celebrity del pallone o della tv e tanto meno contro gli dèi della finanza.

Non credo che Berlusconi sarà eletto presidente e non mi pare rilevante; rilevante è chi rifiuta la sua candidatura non abbia niente di meglio da contrapporgli che l’uomo della Goldman Sachs, l’immarcescibile Draghi; rilevante è che siano i miliardari e i giornalisti al loro servizio a stabilire le questioni degne di attenzione e discussione. Nessuno spettro si aggira più per l’Europa o per la Terra: solo gossip.

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La catastrofe ambientale e sociale si avvicina e per evitarla sarebbe necessaria una presa di coscienza collettiva, uno sforzo comune per abbandonare l’edonismo qualunquista e compulsivo in cui tanti si sono adagiati e che solo riesce a tenere in piedi la baracca neoliberista e la sua disgustosa ineguaglianza materiale, i suoi insostenibili sprechi, la sua stupida amoralità e ignoranza.

Ma l’impegno è faticoso e così il pensiero, così la responsabilità, così la conoscenza. Tanto più facile limitarsi a salivare in risposta agli stimoli mediatici, come il famoso (un tempo) cane di Pavlov.

Da Controanalisi.

 

Francesco Erspamer* è professore di studi italiani e romanzi a Harvard; in precedenza ha insegnato alla II Università di Roma e alla New York University, e come visiting professor alla Arizona State University, alla University of Toronto, a UCLA, a Johns Hopkins e a McGill.

 

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