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mercoledì, Luglio 6, 2022

Scuola, se al posto del ministro Bianchi ci fosse stata la Azzolina, apriti cielo…

GreenPass, il ministro Bianchi ha deciso: i docenti che non avranno il certificato saranno sospesi e non riceveranno lo stipendio dopo 5 giorni di assenza.

Se al posto del ministro Bianchi ci fosse stata la Azzolina…

Parere personale: sapevo che il ministro Bianchi sarebbe stato un pessimo rappresentante di questo esecutivo, ma non immaginavo che fosse capace di scendere così in basso, al punto da raggiungere e superare il livello dell’ex ministra Fedeli, altra talebana delle competenze, della scuola antiumanistica e aziendale.

Nella scuola italiana non esiste un problema di docenti non vaccinati, dato che la larghissima maggioranza ha già completato il ciclo. Eppure Bianchi ha ben pensato di introdurre misure repressive e punitive illiberali, frutto di una concezione padronale della scuola.

Deve passare l’idea che il docente non sia autonomo e che sia continuamente punibile. Il docente è un dipendente pubblico da bastonare alla prima occasione.

L’idea che il docente sia invece un educatore, un intellettuale, un elaboratore di sapere non passa per la testa di questo ministro senza arte né parte. Forte dell’inesistenza dei sindacati, Bianchi spadroneggia con la sua ideologia miserrima (“la scuola del fare”).

In un paese serio un ministro così sarebbe stato mandato a casa immediatamente.

Scuola, se al posto del ministro Bianchi ci fosse stata la Azzolina, apriti cielo...

Ma l’impressione è che non sia chiaro cosa ci sia dietro la scelta del governo di sospendere lo stipendio ai docenti non vaccinati.

Il Covid, la pandemia, la necessità di vaccinare più persone possibile sono un pretesto. La categoria dei docenti è la più vaccinata d’Italia dopo quella del personale medico. Oltre il 90% dei professori hanno completato il ciclo.

Dei restanti ci sarà certo qualcuno che per ragioni più o meno condivisibili ha evitato il vaccino, in qualche caso però anche perché intimorito dalla cattiva informazione o anche solo per scrupolo.

Altri sono in attesa di vaccinarsi per la semplice ragione che le dosi giunte in Italia sono state sempral di sotto delle richieste. Gli italiani infatti vogliono vaccinarsi, checché ne dicano la stampa e tutti i cavalcatori di isterie collettive.

Persino Repubblica ha dovuto riconoscere che il fenomeno dei NoVax è trascurabilissimo, stimato sotto il 3% della popolazione.

Quindi finiamola con queste sciocchezze: la vaccinazione è lenta perchè mancano le dosi, perché ci riformiamo da un numero ristretto di aziende farmaceutiche che privilegiano il mercato americano.

La scelta di Bianchi non è dunque motivata da ragioni di necessità, ma dall’interesse di superare quello che in una qualsiasi realtà civile dovrebbe essere un limite invalicabile, ovvero quello di imporre le scelte di governo con la minaccia di sospensione dello stipendio e, in ultima istanza del lavoro, per tutti i trasgressori.

Con la scelta del ministro Bianchi siamo oggi tutti un po’ più precari, tutti più fragili. Il capitale ha un’arma in più contro i lavoratori. L’ipotesi di levare lo stipendio potrà essere infatti applicata anche in altre situazioni. E questo è inaccettabile.

Il lavoro in una società giusta è sacro, non si tocca.

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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