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mercoledì, Agosto 17, 2022

Lo sciopero generale nel deserto politico

Lo sciopero generale indetto da Cigl e Uil e quello del comparto scuola, avverranno senza l’appoggio di nessun partito presente nelle istituzioni e con la grande massa paese che non ne sa fondamentalmente nulla.

Sciopero generale e deserto politico

Nel giro di una decina di giorni si svolgeranno in Italia alcuni scioperi di carattere nazionale. Il primo venerdì riguarda il comparto della scuola (docenti e personale ATA). Il secondo riguarda invece lo sciopero generale della Cgil e della Uil.

Sono pronto a scommettere che dei temi alla base di questi due importanti momenti di conflitto la larghissima maggioranza delle persone non sa nulla.

Il contesto attuale, dominato dalla polarizzazione sui vaccini e sulle misure sanitarie, ha infatti raso al suolo qualsiasi discussione sui temi del lavoro. Si tratta di un vero successo del governo e dei liberisti nostrani, abilissimi nell’aver allestito un campo di conflitto in cui sanno di poter vincere facile e di cui hanno il controllo della maggior parte delle leve attraverso i media.

La forza di Draghi e delle élite che rappresenta non sta tanto nel controllare il consenso, ma nel saper orientare e riempire di contenuti il dissenso. Per questo non si parla dei prossimi scioperi.

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Nessun partito presente nelle istituzioni sostiene lo sciopero

A parte qualche piccolo gruppo nessun partito dell’arco Costituzionale sostiene lo sciopero generale del 16 dicembre, nè quello dei docenti di venerdì prossimo.

Si tratta di un segno della condizione di subalternità delle attuali forze politiche, ma è anche un dato che ribadisce la crisi della democrazia parlamentare. Possiamo girarla come ci pare, ma la nostra democrazia non funziona più. Non da oggi, sia chiaro.

Le balorde terapie finora impiegate – taglio del finanziamento pubblico e dei parlamentari – hanno aumentato il male invece di curarlo. Il risultato è che oggi il parlamento non svolge alcuna funzione di mediazione delle istanze sociali. Si limita a rappresentare passivamente gli interessi del capitale.

Non potrebbe essere diversamente: i partiti non hanno alcuna autonomia culturale. Non possiedono una propria linea politica. Anche per questo le prossime giornate di sciopero sono importanti: rappresentano un distacco del sindacato da un sistema parlamentare malato. Saranno tuttavia inutili se non si procede alla ricostruzione di un nuovo gruppo dirigente.

La cura contro la crisi parlamentare non è l’antiparlamentarismo. E non è nemmeno l’antipartitismo. La cura consiste nella ricostruzione della funzione mediatrice di parlamento e partiti. Il resto è terrapiattismo delle élite dominanti.

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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