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martedì, Luglio 5, 2022

Salario minimo: o si riparte da qui o si va a fare gli sciuscià di Bonomi

Salario minimo, c’è l’ok alla direttiva Ue. Ma in Italia la maggioranza è spaccata.
A Strasburgo l’ultimo passaggio sul testo a un anno e mezzo dal primo varo da parte della Commissione europea. In Italia Ddl fermo in commissione.

Salario minimo, Italia al palo

La discussione europea sul salario minimo e sulla scala mobile mostra quanto l’Italia sia scivolata a destra. I dati riportati oggi dai giornali sono impietosi.

Il nostro è da tempo un paese non più fondato sul lavoro, ma sullo sfruttamento e sull’estrazione di plusvalore da parte del capitale. E nonostante il forte impoverimento prodotto dall’inflazione Confindustria continua a blaterare di taglio del cuneo fiscale e di altre misure ampiamente fallimentari.

Sul Corriere il ministro Renato Brunetta (che oggi rivendica la sua origine socialista e la criminale scelta del PSI di Craxi di abolire la scala mobile) sostiene che l’aumento dei salari deve essere legato alla produttività.

Gli risponde indirettamente Tommaso Nencioni sul Manifesto, con un bell’articolo in cui spiega che la riduzione della produttività è stata una scelta politica, ottenuta attraverso lo smantellamento dell’industria ad alto valore aggiunto (meccanica, chimica) per dirottare i finanziamenti in settori a bassa conflittualità sociale (commercio, turismo), con il risultato di tenere bassi i salari.

Occorre voltare pagina. Con Craxi la sinistra di governo ha iniziato quel lento scivolamento a destra poi proseguito dai post comunisti, che non a caso negli anni Novanta hanno rapidamente abbandonato i loro riferimenti culturali (come la scala mobile difesa da Berlinguer) riabilitando Craxi: come se non ci fosse già stato Berlusconi a farsi carico dell’eredità socialista imbarcando mezzo PSI, tra cui anche Brunetta…

Checché ne pensino Brunetta e i nipotini di Craxi oggi nel Pd, l’aumento della produttività era sostenuto proprio dalla conflittualità sociale e dalle misure a difesa del salario. O si riparte da qui o si va a fare gli sciuscià di Bonomi.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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