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domenica 23 Gennaio 2022
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Riapertura delle scuole, è allarme rosso ma per Bianchi va tutto bene

I contagi nel paese schizzano verso l’atlo in maniera inarrestabile e con la riapertura delle scuole la famigerata DAD, detestata da tutti sembra essere l’unica soluzione plausibile, ma il ministro Bianchi tira dritto dicendo che si ricomincerà in sicurezza. Non si capisce però come.

Riapertura delle scuole, per Bianchi va tutto bene

La fine delle vacanze natalizie in coincidenza con la crescita esponenziale dei contagi ha riaperto la discussione sulla scuola. Alcuni presidi chiedono il ritorno della didattica a distanza.

Contrariamente al “ministro della distruzione” Patrizio Bianchi, che straparla di apertura in sicurezza, temono che l’impennata dei contagi possa avere ripercussioni gravi sul corpo docente e sugli studenti.

A dar loro ragione c’è l’esempio della Francia, dove le vacanze sono terminate il 3 gennaio e in pochissimo tempo il virus si è diffuso tra le classi.

Sarebbe saggio anticipare la DAD. Bianchi imperterrito però non ne vuole sapere. Per lui si può iniziare senza problemi. Non si sa bene a quale santo si sia affidato per avere così tante certezze, né si capisce come possa immaginare che con la rapidissima crescita dei contagi si possa fare tranquillamente lezione. È evidente che non sa che pesci prendere. Tira a campare.

Tra i ministri della pubblica istruzione Bianchi è probabilmente il peggiore che ci sia mai stato. Non ha un disegno, uno straccio di idea. Sembra che non sappia cosa sia la scuola.

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Sono del resto noti i suoi scivoloni, le sue sgrammaticature – non solo linguistiche – e ora persino la sua mancanza di buon senso. Finora si è occupato esclusivamente di incrementare il processo di aziendalizzazione della scuola.

Ha moltimplicato per dieci il numero delle classi sperimentali che riducono il liceo a quattro anni con l’obiettivo di abbassare i costi della scuola e radicare ancor più l’ideologia della didattica delle competenze.

La scuola italiana avrebbe avuto bisogno di altro, non di questa ubriacatura di liberismo e di questo ex prodiano amato da Confindustria, ma di un ministro con un briciolo di lungimiranza che già nel febbraio del 2021 fosse in grado di occuparsi degli studenti, del loro numero per classe e del loro trasporto da casa a scuola.

Non ha fatto nulla di tutto questo. Si è occupato d’altro, senza peraltro un vero mandato politico, visto che il suo è un governo tecnico di emergenza. E ora la famigerata DAD, detestata da tutti – da studenti e docenti – sembra essere l’unica soluzione plausibile in un contesto a dir poco disperato.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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