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sabato 22 Gennaio 2022
PolisGoverno, rallenta la campagna vaccinale: che succede?

Governo, rallenta la campagna vaccinale: che succede?

Prendendo in esame i dati del Gimbe sulla campagna vaccinale, emerge che, dopo aver sfiorato quota 440 mila nella settimana 11-17 ottobre, in tre settimane il numero dei nuovi vaccinati è crollato del 75,4%: dei 108.497 nuovi vaccinati nella settimana 1-7 novembre, il 72,2% appartiene a fasce anagrafiche che includono persone in età lavorativa. Rispetto alle persone ancora da vaccinare preoccupano sia i quasi 2,7 milioni di over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione, sia gli oltre 1,2 milioni nella fascia 12-19 che influiscono negativamente sulla sicurezza negli ambienti scolastici.

La campagna vaccinale rallenta

Da circa due settimane sono scomparsi dalle piazze e dai centri cittadini le strutture per la vaccinazione senza prenotazione. Contestualmente da una media di 40/50 mila vaccinati al giorno di settembre e ottobre siamo scesi a circa 10mila.

Si direbbe che il governo abbia deciso di rinunciare a intercettare quel 15% di italiani ancora restii al vaccino. Non ha aiutato del resto la rappresentazione mediatica della campagna vaccinale, spesso confusa, contraddittoria e gestita da apprendisti stregoni corteggiati dai media.

Ciò nonostante l’Italia è tra i primi paesi europei per inoculazioni. Ha fatto di gran lunga meglio del blocco UE, formato da Germania, Olanda e Austria, che con la sicumera dei “migliori”, dei “più seri” sta imponendo il ritorno dell’austerity con Draghi e Franco al palo.

Sarebbe stato necessario sin dall’inizio della campagna vaccinale un approccio pedagogico, volto a incoraggiare la vaccinazione, a rassicurare, a includere senza raccontare balle. Il governo ha scelto invece la strada della propaganda prestando il fianco agli scettici e ai novax.

Abbiamo del resto sempre saputo che il vaccino ha la funzione di limitare i danni, ma non quella di eliminare il problema. Ed è da sempre noto che l’efficacia dei vaccini è a tempo e che la terza dose sarà necessaria come lo saranno anche altre dosi in futuro.

Il governo, supportato da un apparato mediatico meschino e miserabile, ha invece scelto la via della narrazione fantasiosa e delle idiozie in libertà che hanno alimentato i dubbi e giustificato le critiche. Ha in questo modo favorito la radicalizzazione delle posizioni ostili che hanno accresciuto le sacche dei noVax, fenomeno inizialmente trascurabile ma ora sempre più ampio.

A questo ora si aggiungono scelte contro la libertà personale come la daspo inflitta a un oppositore del green pass e ora la limitazione della libertà di manifestare, che – statene certi – finirà per colpire qualsiasi tipo di opposizione sgradita.

Questo atteggiamento dispotico non solo non aiuta la campagna vaccinale, ma sta aumentando la sfiducia verso le istituzioni, già molto estesa nel nostro paese.

Avremmo bisogno di un governo serio, capace di interpretare le paure e i bisogni del paese; un governo autorevole, che rifiuta la propaganda, che non stigmatizza le critiche appiattendole ai fenomeni più deteriori; un governo che valorizzi l’elemento democratico e sociale; un governo maturo che tratta i cittadini come persone mature. Invece abbiamo il governo Draghi.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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