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domenica 23 Gennaio 2022
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Quarta ondata, cosa non va nella strategia del governo

Di fronte al dilagare della quarta ondata occorrerebbe abbandonare gli sciocchi schematismi ideologici e pensare ad un’opera di persuasione orizzontale e pedagogica lontana da inutili imposizioni.

Quarta ondata, cosa non va

Chi ha seguito l’andamento della campagna vaccinale sa che le imposizione del governo mediante il green pass sono servite a poco.

La curva della vaccinazione ha infatti sempre registrato solo timidi e brevi aumenti in prossimità dei momenti in cui sono state annunciate e poi realizzate le restrizioni (vedi portale del Sole 24 Ore).

Non è poi da escludere che sul lungo periodo le imposizioni del governo abbiano sortito un effetto opposto a quello desiderato, con un movimento di rigetto e di radicalizzazione nell’area degli scettici spinti per reazione verso le posizioni noVax.

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In altri paesi, come Spagna e Portogallo, sono stati raggiunti livelli di vaccinazione anche più alti di quelli italiani senza ricorrere a misure repressive. Stesso discorso vale per la Francia che registra un livello di poco inferiore a quello italiano.

Nel nostro paese si è voluto procedere diversamente, con restrizioni esasperate e con una campagna di comunicazione fasulla e moralistica. Le élite liberali (liberali si fa per dire), che dopo tanti anni sono riuscite a recuperare l’egemonia nel paese e che oggi sono al governo, hanno del resto da sempre disprezzato gli italiani.

La separazione tra popolo e nazione è stata da loro spesso coltivata, talvolta anche per giustificare misure autoritarie.

Di fronte al dilagare della quarta ondata occorrerebbe abbandonare questi sciocchi schematismi ideologici. Una parte della popolazione, circa il 15%, non è ancora vaccinata. Dell’85% che ha completato il ciclo, una parte è ora restia a proseguire con la terza dose.

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Dato che le misure repressive ottengono dei risultati parziali e forse contrproducenti occorrerebbe seguire una strada diversa. Anzitutto occorre dire la verità: il vaccino limita i danni, non è la soluzione definitiva, la sua efficacia necessita di richiami periodici, ma in tutti i casi scongiura situazioni ben peggiori con ospedali intasati, mascherine per strada, vita sociale limitata e soprattutto con aumento dei decessi.

Occorre poi un’opera di persuasione orizzontale e pedagogica. I proclami televisivi, i siparietti con apprendisti stregoni che dicono tutto e il contrario di tutto hanno aumentato lo scetticismo, creato confusione, polarizzato inutilmente la discussione.

La comunicazione in favore del vaccino dovrebbe cominciare a seguire una via che invece mette in contatto paziente e medico, dunque persone in carne ed ossa, fuori dai teatrini mediatici della tv e dei social.

Infine occorre che il governo mostri fiducia e smetta di disprezzare il proprio paese servendosi di misure infantili e inutili, che producono reazioni altrettanto infantili e stupide.

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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