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martedì, Luglio 5, 2022

NoVax, nella guerra tra civili e barbari resta fuori il discorso del capitale

In Italia non ci sono mai state abbastanza dosi per vaccinare tutti, ma i riflettori sono tutti sul nemico immaginario, i noVax.

Meglio parlare di noVax che altro…

È davvero stucchevole, ai limiti della sopportazione questa continua litania contro i noVax, descritti da molti come un esercito minaccioso che metterebbe a rischio la salute collettiva.

Dai dati che abbiamo a disposizione si evince che il 97% delle dosi giunte in Italia sono state inoculate. Si tratta di un trend costante: gli italiani si stanno vaccinando, anche se ovviamente nei limiti delle dosi disponibili.

Poi, certo, esistono delle minoranze che rifiutano il vaccino, che protestano o che non possono, o che solo si interrogano sugli effetti che può avere l’inoculazione su di loro.

Tra questi c’è anche chi è solo, vive in realtà poco urbanizzate, non dispone di internet e ha difficoltà non solo a prenotarsi, ma anche semplicemente a dover mettere in conto, per ragioni di lavoro o dell’assenza di assistenza familiare, un eventuale periodo di malattia dovuto agli effetti del vaccino.

Nel nostro paese c’è chi non può permettersi di assentarsi nemmeno un giorno dal lavoro. C’è chi non ha l’assistenza di nessuno e che per una semplice febbre prova terrore e smarrimento. C’è poi chi, dati i numerosi pasticci nella comunicazione, ha paura, semplicemente paura. Ma questo non importa a nessuno.

Eppure torme di indignati pontificano e negano qualsiasi ragione, qualsiasi diritto di cittadinanza alle argomentazioni a chi ancora non si è vaccinato.

Contro l'estremismo NoVax non serve contrapporre altrettanto estremismo fideista

Tutto viene posto sotto l’etichetta del noVax, che poi non è altro che l’evoluzione di vecchie etichette (il sovranista, il terrapiattista, il credente alle scie chimiche…) che hanno la funzione di creare l’illusione di una barriera fra un dentro – civile, moderno, scolarizzato – e un fuori barbaro.

Chi pone qualche questione – persino io che ho completato il ciclo – è sospetto, fa storcere il naso e provoca la domanda, “è dei nostri?”.

In questa guerra tra civili e barbari resta fuori il discorso del capitale. In Italia non ci sono mai state abbastanza dosi per vaccinare tutti, ma gli occhi sono puntati a un piccolo gruppo di renitenti.

I pontificatori si comportano come se ci fosse abbondanza di dosi, come se bastasse la volontà. Ancora oggi invece c’è una forte penuria di vaccino. L’Italia si rifornisce da poche aziende, in particolare da Pfizer.

Con un insensato taglio dei finanziamenti ha rinunciato a sviluppare un proprio vaccino e dunque a rendersi un po’ più autonoma dalla casa tedesco-americana, che dal canto suo sta registrando guadagni migliardari epocali, sebbene la ricerca sul suo vaccino abbia ottenuto un finanziamento pubblico.

A che punto è la ricerca sui vaccini anti-Covid di seconda generazione?

Il sospetto, ma è più che un sospetto, è che l’Italia abbia rinunciato a fare un proprio vaccino su pressioni esterne e per la minaccia di ritorsioni, le stesse che ci impediscono di attingere dall’industria farmaceutica dei pesi non allineati: Cuba, Cina, Russia.

Certo, vedere le immagini delle manifestazioni noVax, per quanto frequentate da sparute minoranze, mi mette tristezza. Ma trovo ben più angosciante che si taccia sul mancato sviluppo di un vaccino tutto italiano, gestito dalla mano pubblica che bada non agli interessi degli speculatori, ma al bene collettivo.

Non ho dunque nulla a che spartire con i noVax, sulla cui esistenza occorrerebbe tuttavia interrogarsi con meno protervia, meno saccenteria, chiedendosi anche se, in fondo, la loro protesta non sia quella di chi non ha altre parole per manifestare il proprio disagio in un mondo complesso che li ha tagliati fuori da tutto e gli ha pure negato un più sofisticato vocabolario politico.

Allo stesso modo ho molto poco in comune con chi partecipa all’insensata crociata che è stata lanciata contro un nemico marginale, spesso anche immaginario; una crociata peraltro tutta mediatica, consolatoria, ma politicamente ipocrita perché occulta i temi del profitto e dei rapporti di forza geopolitici alla base delle contraddizioni dell’attuale vaccinazione.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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