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martedì 25 Gennaio 2022
PolisMatteo Renzi e la sofferenza come stimolo sociale

Matteo Renzi e la sofferenza come stimolo sociale

“Io voglio mandare a casa il reddito di cittadinanza perché voglio riaffermare l’idea che la gente deve soffrire, rischiare, provare, correre, giocarsela, se non ce la fai ti diamo una mano, ma bisogna sudare ragazzi“. Queste parole pronunciate da Matteo Renzi in un video, hanno provocato una bufera sui social. Sempre nello stesso video, il leader di Italia Viva ha così concluso: “I nostri nonni hanno fatto l’Italia spaccandosi la schiena, non prendendo i sussidi dallo Stato“.

Matteo Renzi e l’invito alla sofferenza

A me non preoccupa tanto che Renzi evochi la sofferenza come strumento di stimolo sociale. Il neoliberismo è sempre stato quella roba là: ha da sempre celebrato la necessità dello smantellamento dei corpi intermedi, del posto fisso, dello statuto dei lavoratori e del welfare state nell’illusione che questo avrebbe creato nuove opportunità e ricchezza.

A me preoccupa che nel panorama politico italiano non ci sia nessuna forza sociale che ha come obiettivo quello di proteggere le classi popolari, alleviare la loro sofferenza, incrementare la redistribuzione individuando come veri nemici coloro i quali hanno accumulato patrimoni immensi, controllano giornali e dettano l’agenda politica del paese.

Viviamo come se la sofferenza evocata da Renzi fosse un fatto necessario, come se le diseguaglianze fossero qualcosa di naturale, come se dovessimo espiare chissà quale colpa, quale imperdonabile condizione di subalternità che ci impedisce di aspirare a una vita migliore, più equilibrata, più umana.

L'ultimo bluff di Renzi

Come ha scritto Patrizio Laconi:

Una mentalità aberrante e inedita nella storia. Tutte le culture , in ogni epoca, anche quelle che hanno cercato le ragioni della sofferenza umana in una colpa originale o in una condizione ontologica, hanno cercato con tutte le forze un modo di uscire da questa condizione, un modo per saldare il debito, un modo per aprirsi la strada verso una vita più sopportabile. Nessuno ha mai pensato che collettivamente si debba soffrire per essere « educati» . A cosa poi?

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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