18 C
Rome
lunedì 16 Maggio 2022
In EvidenzaLa fuga nel Mattarella Bis: la debacle della politica

La fuga nel Mattarella Bis: la debacle della politica

Alla fine fu il Mattarella bis. Lo ha deciso il Parlamento con l’ottava votazione, stabilendo così la riconferma del Capo dello Stato uscente, che ha poi sonoramente applaudito alla propria disfatta.

La debacle del Mattarella bis

Ha fatto una certa impressione assistere al momento in cui, durante lo spoglio, i voti per Mattarella hanno superato la soglia della maggioranza. Dopo 505 voti la Camera ha applaudito per alcuni minuti. Ha applaudito entusiasta alla propria disfatta.
Ho assistito a numerose votazioni a partire dall’elezione di Scalfaro nel 1992. Le aule della camera, il rito dello spoglio, le eleganti urne e l’atteggiamento ieratico degli scrutatori mi hanno sempre espresso un senso di sacralità.
Questo momento così solenne, così importante per la vita di una nazione è stato però oggi funestato dall’applauso del parlamento più insulso che abbiamo mai avuto. Il parlamento che non ha il coraggio di governare e che si è affidato a un tecnico.
Il parlamento che non sa trovare un accordo su un nuovo presidente e si accontenta di rieleggere un modesto mediatore capace di garantire lo status quo e niente più.
Bisogna prendere atto che le nostre istituzioni democratiche si trovano al capolinea. Sono ormai svuotate, incapaci di rinnovarsi e di fare sintesi mediando tra le istanze diverse.
Il fatto è che i diversi partiti sono in fondo molto più simili di quello che si vuol far credere, basta vedere l’entusiasmo con cui hanno votato la recente riforma fiscale.

Non ci possono essere mediazione e sintesi senza identità politica

Il principale tratto comune dei partiti di oggi è però il rifiuto dell’identità politica, da cui segue l’incapacità di definire i propri referenti sociali e, partendo da essi, l’idea di paese che si intende costruire.
Le attuali formazioni politiche sono la massima espressione della poststoria e dunque del ripiegamento nelle esigenze individuali contro quelle collettive o di classe o, ancora, nazionali.
I partiti sono spazi politici non soggetti politici, luoghi in cui l’interesse pubblico è un pretesto e dove domina l’istinto di sopravvivenza, la brama per lo strapuntino, per la comparsata televisiva, per l’incarico nel governo.
Eppure dovremmo averlo capito. Non ci possono essere mediazione e sintesi senza identità politica, senza un radicamento storico-sociale nei processi materiali.
E questo vale soprattutto per la sinistra dal momento che la destra può comunque sempre fare riferimento ai gruppi economici e industriali del paese.
Sono molto amareggiato per queste elezioni. È vero, abbiamo respinto il tentativo eversivo di fare dell’Italia una repubblica presidenziale. Ma questo passaggio è già un fatto.
Il parlamento non decide più nulla e le aspettative che si hanno verso il Presidente della Repubblica non sono quelle di unità del paese, ma quelle di indirizzo politico.
Il governo Draghi è già l’espressione di un presidenzialismo di fatto.

Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli