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mercoledì 15 Settembre 2021
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Green Pass: la difficile dialettica tra libertà individuale e interesse generale

Il governo accelera sull’obbligo di green pass per il lavoro pubblico e privato andando a rinfocolare la diatriba tra chi contrappone libertà individuale e interesse generale. Giovedì approderà in Consiglio dei ministri un nuovo decreto, che estende il certificato verde ai dipendenti della pubblica amministrazione.

Dopo sanità e scuola toccherà ai lavoratori degli organi costituzionali, delle agenzie fiscali, degli enti culturali. E poi federazioni sportive, fondazioni, istituti di ricerca, enti di previdenza e forse anche le società partecipate dallo Stato.

Libertà individuale e interesse generale: il cortociruito

È sempre più difficile tentare di ragionare sul tema dei vaccini. Anche con tutte le precauzioni si finisce subito per essere etichettati come esponenti di una delle due tifoserie.

Una grande, anzi grandissima responsabilità è degli organi di stampa, pronti a squalificare qualsiasi posizione non allineata, espressa anche da chi ritiene che la vaccinazione sia giusta.

Io stesso raccomando a tutti di fare il vaccino. Ma riconosco che esiste anche una parte del paese smarrita, che percepisce la degradazione dell’informazione in propaganda e che dunque esprime scetticismo, se non proprio rifiuto di fronte al martellamento quotidiano dei giornali e delle televisioni.

La strategia del governo è però quella di imporre la vaccinazione senza troppe spiegazioni, mediante il green pass, la cui funzione è oramai semplicemente ricattatoria.

Green Pass: egolibertà condizionata

Invece di aprire centri di ascolto in tutto il paese, invece di promuovere un’informazione equilibrata che non nasconde i problemi ma li mette in evidenza senza timore, la campagna di vaccinazione procede tra urla e condanne morali, tra cui quella più infame di tutte che predica la necessità di levare una parte dei diritti civili a chi non si piega.

Coautori di questo indegno spettacolo sono poi gli esponenti del tifo opposto, quelli che straparlano di dittatura sanitaria e che si sfogano con numeri e dati che manovrano a proprio piacere, senza essere capaci di tradurli politicamente.

Qualcuno si dà pure arie da filosofo, ma non è in grado di affrontare la difficile dialettica tra libertà individuale e interesse generale. Non è capace nemmeno di vederla.

Cosa propongono questi antivaccinisti? Che non si faccia nulla? Che la malattia faccia il suo corso? Questi qua sono difatto le marionette inconsapevoli dell’opera di mascheramento delle reali priorità del paese.

Il festival dell'irresponsabilità: canta che ti Green Pass

Mentre l’attuale governo si prodiga in interventi che umiliano il lavoro, smontano la scuola e favoriscono i ceti benestanti, gli strepitanti antivaccino interpretano alla perfezione il ruolo che gli hanno attribuito proprio coloro che contestano. E forniscono continui argomenti per la campagna di mostrificazione generale dei renitenti.

In mezzo resta quella parte d’Italia che non si merita condanne morali né di essere associata ai Paragone o alle Meloni. Obtorto collo si vaccineranno.

Ma è una magra consolazione, perché nel frattempo si è persa l’occasione per fare della battaglia contro il covid un’occasione per riflettere sui destini generali. Chi finora ha avuto dubbi e paura si vaccinerà per imposizione, non per solidarietà o per prendersi cura di sé.

Si cura il covid, ma si alimenta la pianta del rancore. Non è un bell’affare.

 

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