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martedì 17 Maggio 2022
PolisMacron-Le Pen, Letta-Meloni: trova le differenze (se ci riesci)

Macron-Le Pen, Letta-Meloni: trova le differenze (se ci riesci)

Hanno ancora senso nel nostro paese le chiamate antifasciste elettorali, la polarizzazione “Letta-Meloni”, da parte di chi è arrivato ad accusare l’ANPI di intelligenza con il nemico e compilato liste di proscrizione tra i pacifisti?

Letta-Meloni, destra-sinistra: l’ordine del simulacro

E se arriva Le Pen? E se arriva Meloni?
Si ripete da anni questo ritornello, e si ripete per avvisare di un pericolo incombente, per chiamare alle armi i cittadini. Io penso che dovremmo finirla, e per farlo iniziamo a rispondere, ognuno lo faccia per sé, alla domanda: che succede se arriva la Le Pen? Che succede se arriva la Meloni?
La mia risposta è: niente, proprio niente.

Lo si dice come se fossero in pericolo le istituzioni democratiche. Le Pen davvero abolirebbe la democrazia? Chiuderebbe i giornali? Chiuderebbe il parlamento? Non si capisce bene quali sia il pericolo che si paventa. Che cosa significa che è un pericolo per la democrazia?

Le Pen o Meloni farebbero più o meno quello che ha fatto Macron e che intende fare Letta, cioè una politica neoliberale, solo con un occhio più attento a certi strati popolari, solo un po’ più attenta agli interessi nazionali. Ma per il resto non cambierebbe proprio niente.

Se avessimo avuto la Meloni avremmo avuto un governo meno attento alle libertà individuali di quello che abbiamo avuto con il governo Draghi? Avrebbe fatto una politica più aggressiva verso i ceti popolari di quella che abbiamo avuto con Renzi e con i vari governi PD?

La Meloni rappresenterebbe un attacco ai diritti sociali superiore a quello che abbiamo visto con il PD e di quello che possiamo aspettarci da questo partito che già suggerisce di abbassare la temperatura mentre le persone non arrivano a fine mese?

Bisogna finirla con queste sciocchezze, che sono solo ragazzate, urla isteriche che servono per coprire altro. Che cosa?

Servono per non parlare di programmi, per non parlare di quale riforma della scuola per esempio. Dovrei dire che la riforma del Governo Sanchez in Spagna è di sinistra quando abolisce l’insegnamento cronologico della storia e abolisce la filosofia nelle scuole sostituendola con discussione su LGBT+, su ecofemminismo, “memoria democratica”?

Di fatto è una cancel culture, mira a interrompere la trasmissione di una tradizione. Questo caratterizzerebbe la sinistra? Chi non è d’accordo è di destra? Interrompere la tradizione europea, impedire la trasmissione della cultura filosofica che ne rappresenta l’anima significa essere di sinistra?

Le urla isteriche servono per non chiedersi: quali sono le politiche del lavoro di Macron e di Le Pen? Quali proposte per la sanità pubblica hanno i due e quale danneggia maggiormente le classi popolari e lacera di più il tessuto sociale? Quali differenze di proposta politica c’è per affrontare la disoccupazione tecnologica che produrrà milioni di disoccupati?

Le urla isteriche servono per mascherare che le differenze sono minime e spesso inesistenti. Servono per mascherare che chi si appella al pericolo “fascista” lo fa per fare passare politiche impopolari, per introdurre tagli, sacrifici, e sono trent’anni che facciamo solo sacrifici.

La chiamata antifascista alle armi serve per colpevolizzare e alla fine per ricondurre una sinistra sempre più libresca e perduta a sostenere i vari Macron, Letta.

Ma non cattura più niente di reale. Sono etichette per nascondere il reale, i disagi reali, in modo che chi cerca di dare voci a questi (aumento del gas, disoccupazione, inflazione, tagli alla scuola come avvenuto con il grande Draghi, misure coercitive, appelli a stanare i topi, a zittire i putiniani) sia subito accusato di filofascismo.

Dopo le dichiarazioni e le liste di proscrizioni fatte da personaggi dell’area dem qualcuno ha ancora il coraggio di dirmi che dovrei temere la Meloni?
Dopo che si è accusato l’ANPI di intelligenza con il nemico mi venite a parlare di fronte antifascista?

Siamo seri. Finiamola. Queste cose appassionano del resto solo quattro intellettuali libreschi, del tutto lontani dalla coscienza del paese. Una coscienza che certo avrebbe bisogno di essere illuminata, che ha bisogno di un surplus di consapevolezza, ma non certo di appelli terroristici a cui non crede neanche chi li fa.

Parlare di destra e sinistra, in questo contesto storico, serve solo a coprire e nascondere che nessuno ha un progetto per il paese, che nessuno sa come arrestare il declino del paese. Serve solo per nascondere che non abbiamo nessuna idea di Europa.

L’appello alle armi contro la destra serve solo a mantenere in sella una cultura politica e una classe politica inadeguata, vecchia, che passa il potere di padre in figlio, con un familismo disgustoso che permette a veri imbecilli di ripetere vecchi ritornelli.

Abbiamo bisogno di una nuova cultura politica e di una nuova classe politica, abbiamo bisogno di circolazione delle elitès e di mobilità sociale, di circolazione di idee, non di ripetere idee che sono fallite, che hanno portato alla deindustrializzazione del paese. Serve solo ad avere giornalisti come Riotta.

Abbiamo bisogno di cambiare, e per fare questo la distinzione (tra queste) destra/sinistra ce la dobbiamo lasciare alle spalle.

Il compito è diverso: dare voce a una realtà che non ha più voce, sepolta da un sistema mediatico totalitario che mira solo a silenziare, colpevolizzare il dissenso e il dibattito, oppressa da una cultura egemone governista che rappresenta il vero e unico pericolo per la democrazia e il punto di attacco supremo per la tenuta del paese, perché chi lo dirige e lo ispira teoricamente delira, ed è completamente scollato dalla realtà del paese.

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Vincenzo Costa
Vincenzo Costa
Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.

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