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giovedì 19 Maggio 2022
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L’invio delle armi italiane è secretato dal governo: agli italiani è concesso solo seguire i talk show

Temi centralissimi come quello della guerra, delle armi italiane inviate in Ucraina e della sicurezza nazionale non possono essere discussi politicamente, si può solo fare il tifo davanti alla tv, come si trattasse di una partita di calcio.

L’invio delle armi italiane è secretato dal governo

Del confronto tra Santoro e Mieli, andato in onda ieri sera su La7, mi ha colpito una frase pronunciata dopo che Formigli ha mostrato il sondaggio sull’invio di armi all’Ucraina.

Di fronte alla schiacciante maggioranza degli italiani contrari alla guerra (in un contesto dominato dai guerrafondai e dal conformismo di molti intellettuali) Santoro ha detto più o meno: “Quel 43% di opinione pubblica non è rappresentato dalla politica.”

L'invio delle armi italiane è secretato dal governo agli italiani è concesso solo seguire i talk show

Ha ragione. Nessun gruppo parlamentare italiano si è oggi espresso nettamente contro la guerra e contro l’invio di armi (l’eccezione di Sinistra italiana è purtroppo simbolica non essendo un gruppo parlamentare).

Nessun rappresentante della Camera o del Senato ha inviato urgentemente un’interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio e al ministro della difesa per chiedere chiarimenti sul ruolo e sugli obiettivi dell’Italia in questa guerra.

E anzi, in questo momento l’invio di armi da parte del nostro paese è stato secretato e dunque sottratto alla discussione parlamentare.

Inoltre Draghi non ha mai pronunciato alcuna parola di garanzia sulla sicurezza del nostro territorio che ospita numerose basi della nato e degli Stati Uniti (in cui sono custodite alcune testate nucleari).

Cosa rischiamo con l’invio di armi? Quali sono le valutazioni della Farnesina e del ministero della Difesa circa l’esposizione dell’Italia? Quali sono gli scenari in caso di allargamento del conflitto?

Siamo un paese in cui due temi centralissimi come quello della guerra e quello della sicurezza nazionale non possono essere discussi: un paese in cui l’opinione pubblica ostile alla guerra non ha cittadinanza politica e deve rivolgersi alle associazioni (come l’ANPI, non a caso messa sotto attacco) per poter essere rappresentata.

Il massimo che è concesso a questa parte d’Italia è poter fare il tifo davanti alla tv mentre va in onda qualche talk show.

La politica, quella che si fa nelle sedi istituzionali, è totalmente monopolizzata da una classe politica che con qualche sfumatura sostiene le posizioni estremiste di Biden.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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