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martedì, Luglio 5, 2022

La forza ondulatoria della Lamorgese

Le parole di Luciana Lamorgese sugli scontri di Roma: “L’agente in borghese? Verificava la forza ondulatoria sul blindato“, sono riuscite ad eguagliare in fantasia e sprezzo del ridicolo l’esperto di balistica che una ventina di anni fa stabilì che il colpo sparato da Placanica al G8 di Genova era stato deviato da un calcinaccio per aria prima di colpire Giuliani.

La forza ondulatoria e la strategia dell’attenzione

Sì, una strategia c’è, ma non è della tensione, bensì dell’attenzione. Per carità niente di nuovo. Tutto già sperimentato. Berlusconi ne era persino un maestro.

La strategia dell’attenzione consiste nel deviare il fuoco dell’opposizione su temi e questioni facilmente gestibili, come il tema del green pass o come in passato quello delle olgettine di Berlusconi.

La balla pazzesca o del ministro Lamorgese si colloca nella stessa strategia: spararla grossa, grossissima, sul campo dell’opposizione, creare indignazione tra i nogrinpas, dare loro una “verità”, una verità da usare nei social, da impiegare per cercare conforto, per convincersi di stare nel giusto (“avete visto, sono dei disonesti!“).

Salvini come Giano Bifronte europeista e medio-sovranista
Luciana Lamorgese

Si tratta però di una verità di scarsissimo appeal nel paese. Dunque una verità inutile. In un clima iper polarizzato da mesi di martellante campagna divisiva, la larghissima maggioranza degli italiani se ne strafotte che i No green pass abbiano una verità dalla loro parte.

In questo contesto l’indignazione No vax e No green pass diventa acrimonia, esacerba gli animi. Porta gli oppositori a proclami e prese di posizione ancora più irrazionali, col risultato di finire più isolati di prima.

I No vax prima e i No green pass poi sono da sempre stati dei soggetti manovrati dall’esterno, sollecitati per reazione dai media, provocati dal governo. Ripeto, è una strategia vecchia come il cucco, ovvero quella di portare gli avversari nelle sabbie mobili dell’impolitica.

Trieste, c'è lo sgombero violento del Varco 4, cariche e lacrimogeni

E più aumenta la rabbia più si va giù. In questa strategia ci sono caduti in pieno Salvini e Meloni, in compagnia di sparute folle guidate da qualche cacciatore di strapuntini parlamentari o di qualche giovane aspirante filosofo finora distintosi solo per analfabetismo politico.

Ripeto, si chiama strategia dell’attenzione. Ma dopo qualche tempo, quando ormai è chiara ed evidente la sua finalità prende il nome di strategia del minchione.

C’è un modo per stroncarla, farsi ‘sto diavolo di vaccino e smetterla di piagnucolare per il green pass che, giusto o sbagliato, conduce in tutti i casi verso una battaglia persa in partenza.

 

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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