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domenica 23 Gennaio 2022
In EvidenzaIl piano inclinato della politica: vince chi perde meglio

Il piano inclinato della politica: vince chi perde meglio

La forte astensione nel voto amministrativo segnala che il distacco dei cittadini dalla politica ormai si è trasferito anche a livello locale, con leader nazionali che esistono solo digitalmente. L’Italia scivola sempre più su di un piano inclinato di cui non si intravede la fine.

Il piano inclinato della politica

Non mi aspettavo nulla da queste elezioni amministrative. L’Italia non è in grado di esprimere una volontà politica capace di deviare il suo percorso dal lungo piano inclinato in cui scivola inesorabilmente da molti anni. La grande astensione ne è una prova eloquente.

Il PD vince perché è il partito che meglio interpreta la deriva assecondandola e conferendole una veste politica. La sua capacità sta infatti nel far apparire come una propria scelta qualcosa che è invece disposto dal movimento di inerzia regressivo. Il PD è il partito del regresso, il partito di Santori, il partito dell’aria fritta spacciata per innovazione.

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I 5 Stelle sono andati molto peggio della loro reale forza nazionale. E del resto alle passate amministrative hanno brillato solo nei momenti di maggiore debolezza del PD. Penso però anche io che il loro declino sia senza possibilità di recupero.

Conte certamente riuscirà a rallentare la caduta, ma difficilmente riuscirà nell’impresa di cambiare il dna di una formazione nata per essere movimento liquido di protesta ostile all’organizzazione, ai ritmi politici e alla disciplina di partito.

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Dal canto suo la destra mi pare che perda perché Salvini e Meloni hanno scelto di combattere la loro battaglia con temi marginali e di retroguardia, estranei alla dimensione locale. Il martellamento su green pass e vaccini non porta a nulla, è anzi la dimostrazione del loro vuoto politico. Al livello nazionale riusciranno comunque a fare molto di più. Chi canta vittoria per la loro disfatta sbaglia.

La sinistra? La sinistra non c’è. I risultati modesti di Torino, Milano, Bologna (con due candidate, ma perché?) e persino Napoli dicono che la traversata nel deserto è ancora lunga. E nessuno ha i mezzi, la volontà, la generosità e l’intelligenza per affrontarla.

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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