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martedì, Luglio 5, 2022

Il piano di pace italiano: Draghi lo ha già declassato a “esercizio di stile”

Un piano di pace italiano per l’Ucraina e la Russia presentato dal Governo alle Nazioni Unite, formato da quattro tappe: cessate il fuoco e smantellamento della linea del fronte, neutralità e ingresso nella Ue per Kiev, risoluzione delle controversie su Donbass e Crimea, un accordo multilaterale per la sicurezza in Europa. Praticamente identico a quello presentato dalla Russia prima dello scoppio delle ostilità e subito rispedito al mittente. A stretto giro, tra le righe, è arrivata la risposta del premier Draghi.

Il piano di pace italiano

La proposta di un piano di pace italiano per la guerra in Ucraina avanzata da Luigi di Maio alle Nazioni Unite va indubbiamente nella giusta direzione delle trattative.

Si possono poi avere tanti dubbi: penso ad esempio che immaginare una pace che ripristini i confini anteguerra sia molto illusorio. Ma il dato politico è un altro, e per onestà intellettuale dobbiamo riconoscere che la proposta italiana si distanzia dalla linea americana per avvicinarsi a Francia e Germania.

Detto questo bisogna anche non prenderci in giro. Ieri Draghi ha fatto la grazia alle istituzioni democratiche e si è presentato al Senato per un’informativa sulla linea del governo. Nel suo discorso ha affermato che “Sarà l’Ucraina a decidere quale pace accettare”. Furbo ‘sto Draghi. Con poche parole il capo del governo ha disconosciuto la Farnesina e ha sostanzialmente detto che la proposta di pace italiana è un esercizio di stile con cui Zelenski può fabbricarsi dei simpatici aeroplanini di carta.

Il presidente del Consiglio gioca con le istituzioni. Manovra il ministro degli Esteri (non proprio un fulmine di guerra) come una pedina per tener buoni gli alleati europei, ma di fatto segue gli Stati Uniti che con il loro gigantesco rifornimento di armi e risorse stanno spingendo l’Ucraina a proseguire la guerra.

Biden ha illuso l’esercito Ucraino facendogli credere di poter attuare un capovolgimento di fronte per la riconquista dei territori perduti.

Il reale scopo degli Usa è però quello di indebolire Putin e il suo paese ad ogni costo, anche al prezzo di prendere in giro un popolo già martoriato come quello ucraino. Più la guerra dura e più la struttura statale e politica che tiene in piedi la Russia rischia di frantumarsi con grande beneficio per la politica estera americana.

C’è naturalmente il rischio che in questa situazione di debolezza Putin reagisca servendosi dell’arsenale nucleare. Ma a Biden questo non interessa. Gli Stati Uniti sono lontani, loro non rischiano un bel niente. Noi europei invece sì.

Ucraina, il desolante intervento di Draghi

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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