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mercoledì 18 Maggio 2022
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Il déjà vu delle parole di Biden su Putin ci dice due cose importanti

Le parole di Biden su Putin, ripetute in maniera identica a un anno di distanza, suggeriscono che gli Stati Uniti non hanno mai creduto nella via diplomatica. E non solo.

Il déjà vu delle parole di Biden su Putin

“Biden: Putin un assassino, pagherà prezzo per interferenze“. Siamo al déjà vu: queste non sono le parole dette dal presidente americano qualche ora fa ma risalgono al marzo del 2021, esattamente a un anno fa, ovvero a una fase in cui gli Stati Uniti avevano già iniziato ad armare l’Ucraina e ad avviare una serie di esercitazioni militari vicino al territorio russo.

È probabile – come peraltro detto pure da alcuni giornalisti interventisti – che Putin abbia deciso l’invasione nel timore che le dotazioni belliche dell’Ucraina arrivassero a un livello eccessivamente competitivo per l’esercito russo.

Tutto questo ci dice due cose, anzi tre. Gli Stati Uniti, dopo l’elezione di Biden, non hanno mai creduto nella via diplomatica. E non ci hanno creduto perché non vogliono riconoscere alla Russia il grado di potenza.

Non c’è e non ci può più essere alcun duopolio militare per gli americani. Armare l’Ucraina e mettere la Russia in una situazione per lei inaccettabile è parte integrante del disegno egemonico americano.

Dal canto suo la Russia non sa pensarsi diversamente che da grande potenza. Guardate, non si tratta solo di orgoglio e nazionalismo. La condizione di potenza tiene insieme il paese, è un suo tratto unificante e corroborante.

L’isolamento di un paese così grande e multiculturale, dipendente dalle esportazioni di materie prime non consente di mantenere per troppo tempo una posizione secondaria sullo scacchiere internazionale. L’influenza sull’Ucraina e sul Mar Nero è un elemento vitale per questo paese.

Ora, non mi interessa stabilire chi siano i buoni e i cattivi. Sul piano morale probabilmente non si salva nessuno. In tutti i casi la guerra nasce dall’inconciliabilità tra interessi americani e russi, tra il disegno egemonico statunitense e la necessità di tenere insieme lo stato russo, tutt’altro che solido.

Ma c’è un altro aspetto, la nanità dell’Europa e in particolare dell’UE, incapace di liberarsi dell’influenza americana e di curare i propri interessi. Soprattutto l’atteggiamento servile di Italia e Germania è il segno di una sudditanza che non aiuta la pace.

Questi due paesi sono parte di un ingranaggio. Ha più autonomia il piccolo stato di Israele di quanta ne hanno Italia e Germania messe insieme.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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