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mercoledì 26 Gennaio 2022
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Governo, con Dl Festività si scarica tutto sui cittadini piuttosto che prendersi responsabilità politiche

Con un atteggiamento arrogante e miope il governo attraverso il Dl Festività ha delegato nuovamente al cittadino la responsabilità del contrasto al covid piuttosto che progettare un piano di investimenti nella sanità, nei trasporti, nella scuola.

Governo, con Dl Festività si scarica tutto sui cittadini

Il governo ha tutto il diritto, direi anzi il dovere di difendere l’interesse generale chiedendo alla collettività di rispettare determinate regole o comportamenti.

Sin dal marzo del ‘20 la pandemia ha però posto problemi strutturali di gestione sanitaria. Alcuni specialisti hanno spiegato che non ci saremmo facilmente sbarazzati del virus.

Altri hanno sin da subito stigmatizzato i facili entusiasmi di chi credeva che i vaccini avrebbero risolto tutto e che dopo due inoculazioni ci si sarebbe potuti dare alla pazza gioia.

Il governo ha tuttavia scelto sin da subito di combattere la pandemia attraverso l’imposizione di comportamenti individuali: mascherine, confinamenti, restrizioni, vaccinazione a tappeto.

Tutto questo era certamente indispensabile, soprattutto la vaccinazione. Lascia nondimeno perplessi la scelta di non progettare un piano di investimenti su larga scala nella sanità, nei trasporti, nella scuola. Un problema strutturale avrebbe richiesto anche misure strutturali.

Con un atteggiamento arrogante e miope il governo ha delegato, anzi imposto al cittadino la responsabilità del contrasto al covid, appellandosi (talvolta anche in modo moralistico e classista) al suo buon senso, alla sua capacità di integrare comportamenti e abitudini più prudenti.

È un tratto ideologico del neoliberismo quello di sganciare la politica dalle responsabilità collettive. La Thatcher diceva che la società non esiste, esiste solo l’individuo. E Draghi si sta rivelando un suo fedele discepolo.

Non dobbiamo allora sorprenderci se da ora in poi dovremmo portare mascherine costose, evitare per il terrore momenti di vita conviviale, fare tutti gli scongiuri del caso ogni volta che prendiamo un mezzo pubblico, sopportare che i nostri figli frequentino la scuola a distanza, o ancora pregare di non avere bisogno di cure specialistiche, perché i reparti sono stati convertiti alla lotta al Covid, quando sarebbe stato più sensato aprirne di nuovi.

Questa è l’Italia di Draghi, dell’Economist, dei grandi gruppi di potere, dei mercati, del giornalismo peggiore d’Occidente. In quanto società non esistiamo. Siamo solo mucche da spremere per tenere alti i consumi o lavoratori da assumere con salari da fame e scaricare quando non serviamo più.

Foto ENS

 

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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