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sabato 27 Febbraio 2021
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Giuseppe Conte, il democratico liquido

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Giuseppe Conte è un predestinato con una capacità di resistenza senza precedenti. È il democratico liquido, portatore sano di politica di governo.

Giuseppe Conte il predestinato: un democratico liquido

Quando nel giugno 2018 nacque l’esecutivo gialloverde, dopo il famigerato accordo programmatico tra i due leader Di Maio e Salvini, (un foglio bianco con una lista di cose tipo spesa o lista delle ordinazioni della pizza da fare al telefono), ad essere chiamato alla guida del Governo fu tal Giuseppe Conte, carneade alla stragrande maggioranza dei pur bene informati. Avvocato e professore universitario che, tempo dopo, veniamo a saper per sua stessa ammissione, di essere stato sempre un elettore del Centrosinistra.

Giuseppe Conte, il democratico liquido

Giuseppe Conte non è stato eletto in Parlamento e non è stato mai candidato a nessuna carica elettiva per le amministrative. Non è iscritto e non è un esponente di partito. Dal punto di vista politico era fino ad allora uno sconosciuto.

È nato politicamente direttamente premier. Un’anomalia nella storia politica. E quest’anomalia viene confermata ogni giorno con la straordinaria capacità di adattarsi come i gatti nelle scatole che trovano in casa.

Se mettiamo per un istante da parte le dinamiche politiche, perfino la struttura ontologica e biografica di Giuseppe Conte lo rende premier a prescindere: ha il nome italiano perfetto, quello biblico: Giuseppe; è avvocato in terra di avvocati, è belloccio e con savoir faire, l’uomo che fa trepidare i cuori delle divorziate, sempre strizzato nel suo abito color blu Tecnocasa, ed è un devoto di Padre Pio. Conte è portatore sano di politica di governo.

Non sembra avere una sua idea ma piuttosto appare come la somma delle circostanze in cui è immerso, traduce le intenzioni delle persone che ha di fronte.

Un democristiano di sinistra, lo hanno definito. Ma qui siamo oltre: è il democratico liquido.

Capace di mediare e di sapersi adeguare ad ogni situazione, durante il Conte I veniva rappresentato ironicamente come il portavoce dei suoi due vice premier, Salvini e Di Maio, i meme si sprecavano.  Ma appena il vento è cambiato, con la sbornia estiva del Papeete Beach dell’allora ministro dell’interno, ecco che Conte si trasformò in feroce fustigatore del leader leghista, lanciandosi in una durissima filippica nell’aula del Senato.

La nuova maggioranza che si è formata in Parlamento nel 2019 con la regia de Renzi, avrebbe dovuto comportare un cambio alla guida del Governo, invece no, l’avvocato del popolo, come si è autodefinito, è riuscito a resistere.

Il vis-Conte triplicato

Ora siamo al  terzo tentativo. Stavolta deve confrontarsi  proprio con Matteo Renzi, il leader di Italia Viva che lo ha mantenuto alla guida del Conte 2.

I margini per un Conte-ter ci sono, ma sono stretti. A suo vantaggio, come riconosciuto da tutti c’è che un ritorno alle urne sarebbe incomprensibile per gli elettori e per l’Unione europea e gran parte dei deputati e dei senatori di Italia Viva, del M5s e non solo sanno che con le elezioni politiche anticipate per loro sarebbe difficile un ritorno in Parlamento.

Di contro c’è quella cosa chiamata numeri, che in politica ancora conta qualcosa: non ha la maggioranza in sentao. Se dovesse andar sotto nelle prossime votazioni, cosa farà?

C’è poi l’ultima grande variabile, non da poco: il prossimo anno dovrà essere eletto il nuovo Capo dello Stato.

Il Conte bis è nato anche per questi motivi e dunque, facendo i cosiddetti conti della serva, si può immaginare che un Conte ter possa vedere la luce per le stesse ragioni.

Crisi di governo: ritorna la psicopatologia renziana

L’attacco di Conte a Salvini nel discorso al Senato del settembre 2019

Il discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio “uscente” Giuseppe Conte al vicepremier leghista Matteo Salvini nel settembre 2019. Dall’irresponsabile all’opportunista, alle ingerenze esercitate dal leader della Lega nei confronti degli altri dicasteri, agli attacchi rivolti ai colleghi ministri: “Sono preoccupato quando invochi le piazze e chiedi pieni poteri”. Per concludere con: “Caro Matteo, non si accostano gli slogan politici ai simboli religiosi”.

 

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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