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sabato, Luglio 2, 2022

La geopolitica cinese e il mondo alla rovescia

La disconnessione e la ‘fine della mondializzazione’ di cui parlano ormai apertamente molti intellettuali e media occidentali s’interseca con la visione geopolitica cinese.

Geopolitica cinese e il mondo alla rovescia

Fino a ieri, sicuri che il ‘dolce commercio’ avrebbe portato con sé attraverso la spinta interna del consumo l’allineamento del mondo agli standard dell’occidente e garantito quindi il relativo dominio di fatto, erano i paesi guida anglosassoni (e gli Usa in primis) a spingere sulla interconnessione.

Le ultime tre presidenze hanno progressivamente invertito questa visione, accorgendosi crescentemente che non accadeva quanto previsto dagli scheletrici modelli ideologici settecenteschi (per certi versi cinque-seicenteschi) inconsapevolmente attardati nella mente collettiva delle élite.

Ed allora hanno virato sul confronto diretto, ideologico (la lotta “democrazia/autocrazia”) ed economico (sanzioni e reshoring delle produzioni critiche), ora anche militare (che nella tradizione occidentale è sempre stata la prima istanza).

Ciò che accadeva era, invece, che sistemi economici a guida pubblica resistevano alla gramsciana proiezione di egemonia intellettuale, morale e politica “liberale”. Ovvero alla proiezione dell’iniziativa individuale, ‘molecolare’ e ‘privata’ in ‘direzione intellettuale e morale’ che è la precondizione per prendere il ‘dominio’ nelle proprie mani da parte delle borghesie liberali.

La delusione derivante dalle molte controprove (ad esempio il trattamento di Bo Xilai, o di Jack Ma in Cina, o di diversi ‘oligarchi’ o ‘imprenditori’ – la formula cambia a seconda siano amici o meno – in Russia) ha condotto a cambiare spalla al fucile.

Di qui la disconnessione e la ‘fine della mondializzazione‘ di cui parlano ormai apertamente molti intellettuali e media occidentali.

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La bandiera fatta cadere a terra viene raccolta sempre più coscientemente e decisamente da Xi Jimping. Mentre l’esercito cerca di mettersi in pari con la forza occidentale (varando una portaerei e due grandi incrociatori in un anno) il premier cinese partecipa alla sessione plenaria del forum economico internazionale di San Pietroburgo pronunciando un deciso discorso.

Richiamando l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile Xi ha sottolineato che un autentico multilateralismo significa “rispettare e sostenere tutti i paesi nell’intraprendere un percorso di sviluppo adatto alle loro condizioni nazionali” (qui una diretta polemica con le politiche a taglia unica -occidentale- del FMI). E’ questo che crea un “ambiente favorevole allo sviluppo” di tutti e aiuta a “costruire un’economia mondiale aperta”.

Per farlo Xi propone, riecheggiando i toni che Zhou Enlai nel 1955 propose a Bandung, di “rafforzare la rappresentanza e la voce dei paesi dei mercati emergenti e dei paesi in via di sviluppo nella governance economica mondiale” (ovvero sostituire al G7 un modello di cooperazione alternativo) e promuovere “equilibrio, sviluppo coordinato e inclusivo”. Il concetto di “sviluppo coordinato” (促进全球平衡) è uno dei due concetti chiave del discorso (in quanto dal contesto si comprende trattarsi di sviluppo orizzontale e sul piano di complementarietà ed equilibrio).

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Quindi rafforzare la cooperazione Nord-Sud, e sud-sud, mettere in comune le risorse in cooperazione, garantire reti e piattaforme per lo sviluppo, aumentare l’assistenza allo sviluppo, formare sinergie e colmare i divari.

In terzo luogo promuovere la globalizzazione economica (推动经济全球化进程), ma attraverso la “connessione morbida” (l’altro concetto-chiave, Ruǎn lián 软 联) delle politiche di sviluppo, quindi di regole e standard internazionali (lo strumento principe del dominio occidentale, grazie al fermo controllo degli organismi di standardizzazione), abbandonare il disaccoppiamento, i tagli all’offerta, le sanzioni unilaterali, le barriere e pressioni, mantenere la stabilità delle catene industriali (la cui interruzione provoca una crescente inflazione in occidente, ma non in Cina), e lavorare insieme per la crisi alimentare ed energetica.

Infine, aderire all’innovazione guidata, sfruttare il potenziale dell’innovazione e della crescita, approfondire gli scambi scientifici, condividere i risultati.

La Cina, ha concluso, è disposta a collaborare con i paesi di tutto il mondo, inclusa la Russia, per creare insieme prospettive di sviluppo, condividere opportunità di crescita e dare contributi all’approfondimento della cooperazione allo sviluppo globale ed alla promozione di quella che chiama “una comunità con un futuro condiviso per l’umanità”.

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La settima prossima a Pechino la Cina ospiterà il Summit dei Brics, la cui agenda è “fornire una piattaforma per le nazioni in via di sviluppo per creare consenso sull’affrontare le sfide acute dello sviluppo” (Global Times). Il discorso programmatico di Xi è previsto per il 22 giugno. Alla presenza di 1.000 delegati sarà lanciata una BRICS Business Beijing Initiative. Sono previsti, oltre a Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, paesi come l’Argentina, l’Indonesia, oltre a diversi paesi in via di sviluppo.

Si discuterà anche del migliore modo per giungere ad un ‘cessate il fuoco’ in Ucraina e ad un accordo di pace che rispetti le legittime preoccupazioni di tutte le parti. Quindi delle questione energetiche globali e di sicurezza alimentare. Infine dell’allargamento della cooperazione con adesione di nuovi membri (tra cui l’Argentina).

Contemporaneamente Biden presiederà una riunione G7 nella quale lancerà una “iniziativa infrastrutturale globale” (in particolare digitale) diretta a contrastare le ambizioni internazionali della Cina.

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Alessandro Visalli
Alessandro Visalli
http://tempofertile.blogspot.com/

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