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giovedì 20 Gennaio 2022
In EvidenzaContro l'estremismo NoVax non serve contrapporre altrettanto estremismo fideista

Contro l’estremismo NoVax non serve contrapporre altrettanto estremismo fideista

Tra la variante delta che spinge nuovamente in su i contagi da Covid_19 e l’obbligatorietà del GreenPass che scatena polemiche politiche, l’estremismo NoVax ritrova fiato seppur la campagna vaccinale proceda a ritmi serrati.

Estremismo NoVax vs estremismo fideista

Sino a poco tempo fa il NoVax era colui che rifiutava categoricamente qualsiasi vaccino adducendo a ragioni diverse, quasi tutte molto strampalate.

Questa definizione ha subito recentemente una mutazione. Ora i NoVax sono coloro i quali si limitano anche solo a rifiutare il vaccino contro il covid-19.

Esiste anche una variante più estrema. In qualche caso vengono tacciati di novaxismo i vaccinati che prendono le distanze dalla narrazione dominante, sono cioè coloro i quali si interrogano sull’opportunità di vaccinare i minorenni (osservando quanto accade in Germania); che si pongono qualche dubbio sulla green card obbligatoria per la vita civile; o che più semplicemente non partecipano a tutta quella serie di riti fideistici che comportano tra le tante cose l’odio verso chi ha deciso di non vaccinarsi.

Questa seconda variante sta assumendo ogni giorno toni sempre più esasperati. C’è persino chi teorizza la sospensione dei diritti civili, chi propone che il non vaccinato debba essere escluso dai benefici della sanità pubblica.

Contro l'estremismo NoVax non serve contrapporre altrettanto estremismo fideista
Foto Ansa

Anche Confindustria, che non perde occasione di manifestare il suo disprezzo per i lavoratori – da trattare come cosa loro – teorizza la possibilità di licenziare o comunque di escludere dal lavoro i non vaccinati.

Eppure, secondo i dati, la campagna vaccinale italiana si sta svolgendo in modo regolare, senza oscillazioni negative degne di attenzione. Finora è stata impiegata la quasi totalità delle dosi, segno che in larga misura gli italiani si vaccinano.

Esiste, è vero, una percentuale di popolazione sopra i sessant’anni che ancora non ha iniziato il ciclo o non lo ha completato. Si tratta a ben vedere di un dato abbastanza fisiologico, dovuto a tante ragioni, anche solo alla difficoltà di prenotare al Cup, di destreggiarsi sulle pagine web o più semplicemente di raggiungere i centri vaccinali con mezzi propri.

Ci si dimentica che in Italia esistono persone che non hanno internet, vivono in piccoli borghi, sono sole e avrebbero bisogno di un confronto diretto e personale con specialisti di fiducia.

Esiste in altri termini un’Italia tagliata fuori, esclusa dai radar dello stato e delle amministrazioni locali. Un’Italia marginale e marginalizzata dai vari Burioni e altri esponenti di quella borghesia benestante e soddisfatta che si autorappresenta come modello sociale privilegiato da seguire e invidiare.

Poi certo ci sono anche quelli che nutrono forti dubbi sulla natura dei vaccini, che prendono per buone alcune credenze o, in altri casi, che si interrogano – legittimamente – sulle controindicazioni. La situazione è difficile, lo sappiamo.

Una larga vaccinazione è importante. Occorrerebbe per questo un po’ più di moderazione, un po’ più di riflessione, non di disprezzo e di fideismo acritico.

Chi decide di porsi qualche domanda non deve avere il timore di essere considerato un seguace di Salvini o un sottosviluppato delle caverne.

Occorrerebbe anche dire la verità: il vaccino non elimina il virus, ma limita i danni. Non è la soluzione definitiva, ma aiuta a vivere meglio.

Occorrerebbe infine anche un senso di tolleranza, di comprensione verso chi ha dei dubbi, verso chi è ostile ai vaccini. Il fideismo non è affatto un atteggiamento scientifico. Tutt’altro, è un segno di intolleranza e ottusità.

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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