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giovedì, Agosto 11, 2022

Draghi e il cesarismo miope: le dimissioni del premier offeso per lesa maestà

Draghi presenta le dimissioni dopo l’astensione dei Cinque Stelle nel voto di fiducia sul Decreto Aiuti al Senato, ma Mattarella le respinge e lo rinvia alle Camere.
L’annuncio del presidente al Consiglio dei ministri: “La maggioranza di unità nazionale non c’è più. Mancano le condizioni per continuare l’azione del governo“. Mercoledì il discorso in Parlamento.

Le dimissioni di Draghi e il cesarismo miope

Mario Draghi ha pensato di poter governare sopra la Costituzione, in barba al parlamento, prestando fedeltà più alle élite economico-finanziarie che hanno propiziato la sua ascesa che al paese, da lui in fondo disprezzato.

Ha preteso un potere assoluto servendosi di una maggioranza amplissima che gli ha consentito di scaricare le tensioni localmente, sulle singole componenti, di modo da evitare compromessi che potessero mettere in discussione la sua agende distruttiva e neoliberista.

Ha naturalmente potuto contare sulla pochezza assoluta dei dirigenti politici nostrani (Letta, Renzi e Salvini in testa), sulla regressione culturale del paese, sull’analfabetismo politico della classe intellettuale, su un giornalismo meschino e servile, ma soprattutto su un Presidente della Repubblica subalterno ai vincoli esterni e sordo alle esigenze del paese reale.

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Quello di Draghi è un governo nato da una forma di sovversione delle classi dirigenti, abili nel costruire un finto consenso indirizzato a una maldestra operazione cesaristica. È stata una scelta però miope: Draghi non è quel grande politico che si pensava, tutt’altro.

Si è fatto accompagnare da un gruppo di ministri a dir poco scadente, a partite dal ministro Bianchi. Ha mostrato deboli capacità di mediazione, fastidio per la prassi democratica, riluttanza a rivolgersi al paese, scarsa lungimiranza, ma soprattutto si è presentato con una piattaforma ideologica vecchia, fallimentare, improntata a un liberismo anni Novanta malamente compensato da una modesta nonché penosa politica dei bonus: ridicolo.

Nessuno si illuda, il ritorno alla democrazia non dipende dalla fuoriuscita di Draghi. Il paese è marcio, può contare su debolissime risorse intellettuali e culturali.

D’altra parte quella dei Cinque Stelle è una proposta del tutto insufficiente. Qualcosa però si è mosso e va dato atto a Conte di aver avuto coraggio. Vedremo.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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