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giovedì, Giugno 30, 2022

L’indecente campagna permanente contro il Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza dà qualche margine di libertà e per le forze del capitale questo è inaccettabile: il magro salario deve servire ad assoggettare il lavoratore.

L’indecente campagna contro il Reddito di cittadinanza

Torna l’estate e con essa la ricerca di lavoratori stagionali. Una ricerca spesso viziata dal fatto che le offerte equivalgono a condizioni di lavoro durissime, per pochi euro all’ora. Ecco dunque che con l’avvicinarsi della stagione la politica e la  classe imprenditoriale torna all’attacco del Rdc. Basti pensare alle parole della Forzista Licia Ronzulli che da Palermo ha fatto sapere che: “Il reddito di cittadinanza uccide la competizione. Dobbiamo sospendere questa misura assistenziale, almeno per la stagione estiva.” 

L’inaccettabile libertà del Rdc

La campagna contro il Reddito di cittadinanza è davvero indecente, squallida. Non passa ormai giorno senza che sui giornali compaiano lamentele o interviste da parte di imprenditori a caccia di personale a loro dire introvabile.

Per ognuno di loro la ragione principale è sempre la stessa: il Reddito di cittadinanza, ovvero quelle poche centinaia di euro distribuite alle fasce di popolazione più povere. A questo poi si aggiunge il presunto problema di una platea di candidati che ha troppe pretese, chiede il giorno libero e domanda al datore di lavoro se gli straordinari sono veramente pagati.

A Bologna una datrice di lavoro ha pubblicato un annuncio per un posto in gelateria raccomandandosi che i candidati non facessero domande sul compenso prima della fine del periodo di prova. Ci sono naturalmente imprenditori seri, ma non pensiate che questo esempio sia un caso unico.

La calda estate del Reddito di cittadinanza

Tutto questo tradisce il nervosismo dell’imprenditoria italiana alle prese con il tentativo di ostacolare l’aumento dei salari. Una vera e propria acrimonia padronale trasuda dalle parole rivolte contro chi ha la presunzione di lavorare non solo per tirare a campare, ma magari per poter migliorare la propria condizione di vita, per metter su famiglia o emanciparsi dagli aiuti degli anziani genitori.

Il Reddito di cittadinanza dà qualche margine di libertà. Consente a chi cerca un’occupazione di non accettare tutto, di poter rifiutare le condizioni di lavoro peggiori.

Per le forze del capitale questo è inaccettabile: il magro salario deve servire a comprare la manodopera e ad assoggettare il lavoratore, a mettergli cioè un cerotto in bocca e magari pure un anello al naso.

Quando il lavoro rende poveri

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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