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giovedì, Agosto 11, 2022

I sepolcri imbiancati che continuano a invocare la stabilità

Oggi essere responsabili significa dire basta a questa stabilità, che tra poco somiglierà al rigor mortis.

Quando la stabilità non è più un valore

Si continua ad invocare “stabilità”. Lo si fa da anni. La chiede Letta, la chiede Di Maio, paventando la fine del mondo se dovesse cadere il governo Draghi.

Il ritornello è sempre lo stesso: il governo può non piacere e può essere privo di consenso, ma ve lo dovete tenere perché altrimenti l’Europa blocca i soldi, perché altrimenti l’inflazione arriva all’8%, altrimenti arriva la recessione.

Così si giustifica la continua sospensione della democrazia. Ma l’argomento non funziona più.

L’armageddon è già in corso, è già tra noi. La stabilità è ancora un valore?

Quirinale, Draghi tratta con Draghi per decidere su Draghi

Non lo è più, perché stabilità significa morte lenta, agonia del paese. Stabilità significa che andrà sempre peggio, ogni giorno peggio, ogni giorno prezzi più cari, benzina più cara, e se la stabilità continua l’inverno sarà terribile, davvero freddo, si dovrà razionare l’energia.

Stabilità significa tenere su un governo che non è all’altezza, su nessun punto: dalla politica estera alla politica industriale a quella energetica per non dire dell’istruzione, ormai allo sbando.

Oggi essere responsabili significa dire basta a questa stabilità, che tra poco somiglierà al rigor mortis.

Chi, con qualche manfrina inutile, sostiene il governo è colpevole dello sfascio del paese, che sarà uno sfascio storico, che ci porteremo dietro per anni.

La Germania sta per implodere. Se non esporta non produce, e poiché è, piaccia o meno, la locomotiva d’Europa, il suo rallentamento provocherà effetti a catena su tutti.

E questo ci duce che questa guerra è la maniera in cui gli USA hanno regolato i conti con la UE, mettendo a posto la bilancia dei pagamenti. Biden ha imposto ciò che Trump chiedeva e minacciava. Tra i due non c’è differenza. Solo Biden è più sagace.

Bisognerà ricordare chi ha sostenuto il governo che sta facendo da becchino al paese, che sta distruggendo il futuro delle giovani generazioni.

Perché tra poco, signori, oltre a tutto il resto, arriveranno i tagli, e che cosa sarà tagliato è chiaro: il welfare. I debiti si dovrà iniziare a pagarli. Si privatizzerà tutto il privatizzabile

Vogliamo aspettare l’asteroide? Dobbiamo vederlo sulle nostre teste prima di realizzare cosa sta accadendo?

I nuovi keinesiani neri: non tutti gli interventi pubblici sono uguali e la guerra non è mai accettabile

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Vincenzo Costa
Vincenzo Costa
Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.

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