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martedì, Agosto 16, 2022

Il conflitto Grillo-Conte è l’effetto non la causa della crisi nel M5S

Per comprendere il conflitto Grillo-Conte bisognerebbe avere il coraggio di fare un bilancio spregiudicato e non limitarsi a dividersi tra guelfi e ghibellini.

Il conflitto Grillo-Conte

Grillo-Conte, nuovo round: continua la telenovela del dissidio al vertice del Movimento Cinque Stelle. Con un video postato sul suo blog, Beppe Grillo ha provato ad abbassare i toni dello scontro con Giuseppe Conte, definendolo stavolta “un uomo straordinario”, dopo le parole durissime del giorno precedente.

“Ho solo chiesto la garanzia di avere le condizioni, la struttura del garante identica allo statuto che c’è adesso. Non ho chiesto altro“, ha specifica il fondatore.

Ogni giorno ha dunque la sua sorpresa. Certo, visto che la politica è l’arte del possibile, ricucire è stata necessariamente la parola d’ordine partita a più livelli. Che poi questo riesca davvero, dopo le tensioni delle ultime ore, è tutto da vedere.

Ma forse il problema vero è un altro.

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Grillo-Conte è l’effetto non la causa

Credere che la crisi del M5S sia spiegabile solo attraverso il conflitto tra Conte e Grillo è fuorviante. Vederla in quei termini è consolatorio.
Quel che in realtà aleggia come non detto è che forse sia venuta meno la necessità politica del movimento fondato da Grillo.
Del resto il suo contributo all’azione di governo è del tutto marginale nonostante la nutrita compagine parlamentare.
Il M5S è stato la risposta sbagliata a problemi veri, a questioni che nessun altro partito voleva vedere. Ha dato forma alle istanze popolari nate dalla crisi sociale che ha colpito pesantemente l’Italia dal 2008 e che la sinistra di Bersani e poi quella di Renzi si sono rifiutate di affrontare.
Il M5S ha preso il posto della sinistra e rappresentato la richiesta di protezione da parte delle classi popolari escluse dalla globalizzazione con un apparato ideologico e una forma organizzativa del tutto inadeguati.
L’antipartitismo, il moralismo giustizialista, l’ecologismo della volontà individuale, la democrazia diretta, il rifiuto di analizzare le contraddizioni del capitalismo hanno funzionato sul piano della propaganda, ma non potevano funzionare sul piano politico.
A questo poi si aggiunge l’antiparlamentarismo dell’ultimo referendum, onta politica imperdonabile.
Chi vuole comprendere la crisi di questo movimento dovrebbe non tanto schierarsi con Conte o Grillo, ma avere il coraggio di fare un bilancio spregiudicato.
Tensione M5S, Beppe Grillo: o di qua o di là
Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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