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sabato 14 Maggio 2022
PolisLa complessità è scomparsa dai media e nell'istruzione

La complessità è scomparsa dai media e nell’istruzione

Le sconcertanti semplificazioni della stampa italiana sulla guerra in corso hanno posto all’attenzione il tema della complessità.

La complessità è scomparsa

La realtà è complessa e contraddittoria: dirlo suona quasi strano, banale e addirittura ridicolo. Ma tanto è basso il tenore della discussione pubblica, tanto è infimo il livello dei dirigenti politici legati alla maggioranza di governo, che ribadire qualcosa di così scontato è diventato necessario.

Permettetemi un’altra considerazione. La tendenza alla semplificazione è imputabile alla stampa e all’autodistruzione della politica. È però anche un fatto sociale e culturale, legato fortemente al modo in cui vengono oggi concepiti il sapere e l’istruzione.

La difficoltà a pensare la complessità e a comprendere le sue contraddizioni deriva da un insieme di idee pedagogiche distorte, quelle che intendono il sapere solo in termini strumentali.

Il ministro Bianchi

Il sapere scientifico in particolare, che sulla complessità qualcosa ha detto, è stato ridotto a strumento per risolvere problemi, raggiungere obiettivi, fare cose per la grande macchina industriale di beni e bisogni. Non è più un luogo di pensiero.

Il capitale del resto non ha tempo e ha bisogno di produrre tecnici o comunque scienziati che non rompano i coglioni.

Un discorso ancora diverso vale per le discipline umanistiche, ridotte al silenzio, alla marginalizzazione o a campo di gioco e intrattenimento.

Il desiderio del capitale è che l’individuo integrato legga un romanzo, un testo filosofico o visiti una mostra un po’ come d’estate va al mare o parte per fare shopping nel centro di una grande capitale europea.

Vuole che sia uno svago, puro consumo o al massimo stimolo per scrivere sui social post che mettono in risalto un tratto particolare della personalità.

Ecco ci manca la complessità, ci mancano dei giornali seri che sappiano mostrarne le diverse forme. Sotto i colpi di riforme assurde e di ministri indecenti sta anche scomparendo la scuola che prova a spiegarne le determinazioni e le contraddizioni.

È il mondo che vuole il capitale e che ci sta portando alla guerra.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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