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martedì, Luglio 5, 2022

Bruxelles e la fine della globalizzazione

Il sequestro dei beni di privati – è il caso degli oligarchi russi – pone un serio problema di Stato di Diritto a Bruxelles e apre scenari carichi di conseguenze.

Bruxelles propone di porre termine alla globalizzazione.

Riporta il Corriere della Sera che, senza alcuna sensibilità per le conseguenze, la Commissione Europea ha proposto di confiscare i beni degli imprenditori e cittadini russi investiti in Europa o depositati presso banche europee.

Inoltre di procedere alla confisca dei depositi della Banca Centrale Russa presso le medesime controparti europee. Ovviamente non si tratta di 350 miliardi di riserve, in quanto parte di queste saranno depositate presso banche anglosassoni, ma di una frazione importante. Non è chiaro il quadro giuridico della proposta, che mirerebbe ad ampliare le possibilità di confisca anche prima o senza condanna (ora in caso di morte).

La Commissione Europa ha chiesto una nuova legislazione europea, che ora la Commissione predisporrà, per estendere la legislazione sovranazionale al caso delle sanzioni.

Chiaramente un simile progetto non va da nessuna parte, sarebbe necessaria l’approvazione del Parlamento (e sin qui non ci saranno problemi) e, poi, del Consiglio all’unanimità. Facile prevedere diversi veti (dell’Ungheria e dei paesi che nella Ue fungono da paradisi fiscali). D’altra parte la stessa Germania ha avanzato obiezioni al sequestro dei beni dei privati, che viola palesemente ogni minimo standard relativo allo Stato di Diritto.

Perché tutto ciò pone fine alla globalizzazione? Perché questa presume l’esistenza di squilibri finanziari e delle partite di scambio non ricomposti ex ante.

Ciò insieme alla libera circolazione dei capitali e delle persone che li possiedono, ovvero la possibilità senza limitazioni di investire i propri capitali fuori del proprio paese, detenendo beni e aziende.

È esattamente quando si generano squilibri nelle partite finanziarie e commerciali, non ricomposti, che si formano riserve e capitali all’estero.

Se minaccio non solo il congelamento, quale misura straordinaria e ‘di guerra’, dei beni detenuti all’estero in modo che il paese divenuto ostile non possa usarli per condurre la guerra, ma, addirittura la confisca, una misura definitiva, di tali beni, precludendo alla possibilità di ‘fare la pace’, allora le conseguenze non potranno che essere assunte fino in fondo.

E la conseguenza è che da ora non sarà prudente accettare qualsiasi squilibrio delle partite commerciali, atto a generare capitali all’estero. Sapendo che il controvalore delle proprie merci (esempio il gas) domani potrebbe essere sequestrato, la cessione potrà avvenire solo a fronte di valori reali. Un problema per chi, come noi occidentali, consuma molto più di quanto produce.

D’altra parte, se mi scordo dello ‘Stato di Diritto’ ed estendo il sequestro ai beni dei cittadini di uno Stato (non per questo responsabili delle sue scelte), allora cesserà quella commistione di investimenti, e di persone, che rendeva -a ben vedere- l’Occidente sicuro di poter portare via via il mondo dalla sua parte, assorbendo le élite attraverso ville a Miami, case a Londra, partecipazioni nelle società calcistiche, di moda, vini, e via dicendo.

Insomma, penso di colpire l’altro, ma mi ricade sulla testa. Capita quando si lascia che l’ideologia diventi tutto.

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Alessandro Visalli
Alessandro Visalli
http://tempofertile.blogspot.com/

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