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martedì 17 Maggio 2022
PolisArmi e gas, la falsa coscienza dell'Italia in guerra ma anche no

Armi e gas, la falsa coscienza dell’Italia in guerra ma anche no

L’Italia sta inviando armi alla resistenza ucraina, ma allo stesso tempo continua a comprare il gas da Mosca, nonostante la cortina fumogena mediatica di chiacchiere sull’argomento.

Armi e gas, la falsa coscienza dell’Italia

Se Putin oggi ha potuto invadere l’Ucraina senza che i paesi europei riuscissero realmente ad opporsi, questo è dovuto anche al ricatto energetico.

In questo momento l’Italia sta inviando armi alla resistenza ucraina, ma allo stesso tempo sta ipocritamente comprando il gas dai russi.

Per nascondere questa falsa coscienza italiana ed europea è ora in atto un’operazione mediatica indecente, alimentata da uno spirito razzista e infantile che tenta di criminalizzare i russi in quanto tali.

Ma la falsa coscienza italiana non si ferma qui, ha radici più antiche e riguarda la scelta di abbandonare l’estrazione di gas nel nostro paese. Come spiegano alcuni esperti sulla rivista di Limes, l’Italia è passata in un ventennio da un’estrazione di 17miliardi di metri cubi di gas all’anno a 3 miliardi.

L’Europa non ha fatto meglio e ha ridotto le estrazioni di circa il 50%. Nel mondo globale e spoliticizzato il mercato comanda e ha imposto di comprare il gas dai russi.

Nel caso italiano però la sudditanza del mercato, messo al di sopra di tutto e persino delle regioni geopolitiche vitali del paese, si è sommata a un ecologismo infantile, dominato da attitudini massimaliste e irrealistiche.

Abbiamo rifiutato il nucleare, rinunciato ad estrarre il gas in casa nostra, abbandonato il progetto dei rigassificatori e tutto questo in nome di un rispetto dell’ambiente fondato sul provincialismo e su un principio di irrealtà che ha prodotto disoccupazione, depauperamento industriale (il territorio di cui sono originario è stato distrutto a causa dei costi energetici) e reso il paese dipendente dalle fonti estere, come la Russia.

Impareremo la lezione? Impareremo a interpretare il tema energetico nel quadro geopolitico e dentro una visione industriale che coinvolge l’intero paese? Ho dei dubbi.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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