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mercoledì, Agosto 10, 2022

Il mondo che cambia: l’Argentina ha fatto richiesta di ingresso nei BRICS

La richiesta dell’Argentina segnala ormai che i BRICS sono visti come una speranza di autonomia e di rivalsa per il resto del mondo, finora escluso dal club degli armigeri di Washington.

Di Andrea Zhok*

L’Argentina ha fatto richiesta di ingresso nei BRICS

L’insieme dei BRICS viene così a rappresentare in termini territoriali circa un terzo delle terre emerse del pianeta (42.557.166 kmq su 148 milioni di kmq – cui vanno sottratti i 14 milioni di kmq dell’Antartide, neutrale), in termini economici rappresenta il 25% del PIL mondiale, in termini demografici il 43% della popolazione mondiale.

Quella che trattiamo usualmente come “comunità internazionale”, e che corrisponde all’impero americano (USA, Canada, UE + UK, Australia, Nuova Zelanda e Israele) corrisponde a:

  • quasi il 50% del PIL mondiale;
  • in termini demografici corrisponde a 856 milioni di abitanti, pari a circa l’11% della popolazione mondiale,
  • e a circa 31.754.000 kmq, pari a un po’ meno di un quarto della superficie delle terre emerse.
Alberto Fernandez

Come la richiesta argentina segnala, i BRICS sono visti come una speranza di autonomia (e di rivalsa) per il resto del mondo, finora escluso dal club degli armigeri di Washington.

All’interno dell’impero americano solo la Francia si è mossa con qualche parziale autonomia, ottenendo una certa autosufficienza (energetica e alimentare) e coltivando, sia pure in modo autoritario, rapporti col continente africano.

Tutti gli altri hanno accettato con gaia imbecillità le regole del gioco americano, che fino a ieri predicava l’iper-specializzazione produttiva e la globalizzazione infinita (con sfruttamento di risorse a basso costo dai paesi più ricattabili).

E così facendo si sono condannati ad una condizione di dipendenza illimitata da scambi internazionali il cui unico garante erano gli USA. Ora che non sono più nelle condizioni di garantire la prosecuzione di quel gioco, le province dell’impero americano si avviano ad un progressivo declino, e questo tanto più quanto più sono state prone alla voce del padrone.

L’attuale scenario sta mostrando ciò che i più attenti avevano rilevato da tempo, ovvero l’illusorietà del sogno capitalista di una crescita esponenziale infinita. In questo nuovo contesto la terra (risorse naturali) e le popolazioni incrementano di importanza rispetto al PIL (che è un indice della quantità di scambi monetari, e solo indirettamente – ed eventualmente – della “ricchezza”.)

Certo, i BRICS avranno la difficoltà consistente di muoversi armonicamente, in quanto hanno alle spalle una pluralità di tradizioni e culture differenti, ma finché esisterà l’impero americano con il suo bullismo internazionale, essi avranno sia un forte incentivo a farlo, sia una guida chiara a cosa fare.

Dunque, nonostante battute d’arresto, questo sarà lo scenario emergente, che travolgerà e capovolgerà il mondo che abbiamo conosciuto. Ci vorranno alcuni decenni per vedere pienamente tutti gli effetti economici e demografici, ma un effetto si vedrà subito: le province dell’impero americano faranno i conti con il crollo della propria struttura ideologica, quella struttura che li ha condotti a innalzare una teoria economica neoliberale e una teoria etica liberale a unica visione del mondo.

* ripreso da Andrea Zhok

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