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mercoledì, Agosto 17, 2022

L’antifascismo della sinistra liberal tra l’agenda Draghi e Concita De gregorio

L’antifascismo continuamente evocato dalla sinistra liberal è espunto di tutti i suoi caratteri sociali originari: è puramente estetico, è una posa, non una politica.

L’antifascismo della sinistra liberal

Hanno fatto molto discutere le parole di Concita De Gregorio. Non sono mancati eccessi e in qualche caso attacchi che per violenza hanno superato le stesse parole messe sotto accusa.

Mi pare comunque che ci sia un largo accordo sul fatto che la De Gregorio abbia espresso parole razziste e classiste che riflettono i sentimenti della post sinistra e del suo referente sociale, composto in massima parte da quei ceti benestanti e soddisfatti, sedicenti progressivi oggi in auge con Draghi.

Si tratta in altre parole di quella parte politica a cui si rivolge maggiormente la stampa e che vota per il Partito Democratico o per i partiti ad esso limitrofi, in particolare Italia Viva, +Europa, ovvero le formazioni politiche più vicine alle agende neoliberali di Draghi, Monti e Cottarelli.

Gli opinion leader di quest’area sono quelli che impongono se stessi come modello sociale positivo, culturalmente accettabile; si tratta dell’area europea, scolarizzata, sensibile ai diritti, la sinistra perbene e integrata, tendenzialmente immune dalle crisi economiche.

Date queste premesse divengono comprensibili (non giustificabili, ma comprensibili) i durissimi attacchi contro le parole della De Gregorio. La rabbia sociale si rivolge infatti soprattutto contro coloro i quali hanno occupato il campo culturale e politico della sinistra eliminando ogni spazio ai simboli e alle personalità più strettamente legate non solo alla tradizione socialcomunista, ma anche a quella più semplicemente socialdemocratica.

Nei programmi televisivi della De Gregorio o dei suoi simili non si parla mai dei lavoratori, delle fabbriche che che chiudono, delle morti bianche, delle ricadute sui ceti poveri dell’inflazione e della crisi climatica. E anzi i temi ecologici vengono sempre e solo declinati in chiave moralistica.

Allo stesso modo i riferimenti agli aiuti sociali sono guardati con sospetto e anche con fastidio. Con una parafrasi si direbbe infatti che il reddito di cittadinanza è in fondo da “falliti pezzenti che hanno fatto l’alberghiero a Massa Lubrense“.

Loro no, loro hanno fatto le università fighe, conoscono il mondo, hanno qualche amico ad Harvard da esporre come trofeo.

Tutte le richieste politiche che contraddicono l’agenda Draghi sono bandite o squalificate. Quest’area politica non ammette infatti concorrenti alla sua sinistra anche se non perde occasione per manifestare il suo antifascismo sebbene espunto di tutti i suoi caratteri sociali originari. L’antifascismo della post sinistra è infatti puramente estetico, è una posa, non una politica.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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