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mercoledì 18 Maggio 2022
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Il populismo linguistico e l’effetto “amalgama”: si parla più di Orsini che dell’Italia cobelligerante

L’obiettivo dell’amalgama è quello di polarizzare la discussione, ma non per escludere i putinisti – che esistono solo nella fantasia di qualche giornalista – ma per bandire tutte quelle posizioni non coerenti con il discorso dominante nell’Italia cobelligerante.

Il populismo linguistico dell’amalgama nell’Italia cobelligerante

Qualcuno si stupisce molto perché il dibattito italiano sta dando più spazio alle comparsate televisive di un docente universitario esperto di questioni geopolitiche che alla guerra in Ucraina.

Perdonate l’argomentazione un po’ schematica, provo a fare una sintesi:

Uno. Si parla tanto di Orsini e non della guerra perché l’Italia si è autoesclusa dal tavolo diplomatico. Con la sua stupida sparata – “Putin è un animale” – il ministro degli esteri Di Maio ha messo ai margini il nostro paese, a cui non resta che appiattirsi sulle posizioni americane, in maniera totalmente supina. Si parla dunque tanto di Orsini perché in Italia non esiste e non può esistere una discussione sul ruolo del paese nell’attuale contesto.

Due. Si parla tanto di Orsini perché la guerra – insieme al carico di interrogativi morali che porta con sé – è uno strumento per militarizzare la discussione interna. La macchina del fango contro Orsini e la messa in ridicolo delle sue posizioni da parte della grande stampa (grande si fa per dire) devono servire da monito agli studiosi (e soprattutto alle forze politiche organizzate) che intendono prendere posizioni diverse da quelle del governo. In fondo non è altro che la caccia al “nemico interno”.

Tre. Si parla tanto di Orsini anche per una ragione che direi “pedagogica”. Fateci caso, appena aprono bocca i vari Severgnini, Calabresi, Mielim prendono immediatamente di mira i presunti putinisti, nel cui novero finiscono però per cadere tutti i sostenitori di posizioni anche ostili all’invasione (come appunto Orsini, ma anche Barbara Spinelli, Massimo Cacciari, Luciano Canfora).

Il professor Alessandro Orsini e il giornalista Vladislav Maistrouk a Piazzapulita

Si tratta di una tipica strategia del populismo linguistico, detta “amalgama”: si mettono sullo stesso calderone posizioni anche molto diverse, unite da una vaga somiglianza, anche marginale, per costruire un contro-discorso: “eh ma gli ucraini hanno pur diritto di difendersi!”, “c’è un aggredito e un aggressore, non confondiamo!”.

L’obiettivo dell’amalgama è quello di polarizzare la discussione, ma non per escludere i putinisti – che del resto esistono solo nella fantasia di qualche giornalista – ma per bandire tutte quelle posizioni non coerenti con il discorso dominante.

Cioè quelle posizioni che intendono mostrare che, sì, gli ucraini lottano per la loro libertà, ma noi li stiamo aiutando non per questo scopo, ma perché la loro resistenza è funzionale all’opera di indebolimento della Russia e al disegno geopolitico americano di estensione della Nato pagato con i soldi degli europei e con le vite degli ucraini.

L’invio di armi è funzionale solo al logoramento russo, non a restituire agli ucraini la libertà.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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