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lunedì 16 Maggio 2022
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A cosa servirebbe invitare Draghi ai summit sulla guerra se non sa cosa dire?

L’Italia è stata tagliata fuori dalle trattative diplomatiche sulla guerra in Ucraina. Ma a cosa servirebbe invitare Draghi a discutere di geopolitica se non ha alcuna posizione autonoma?

A cosa servirebbe invitare Draghi ai summit sulla guerra?

L’Italia è stata tagliata fuori dalle trattative diplomatiche sulla guerra in Ucraina. Bisogna prendere atto che il nostro paese ha una statura geopolitica di gran lunga inferiore a quella di Francia e Germania.

Al di là delle battute su Draghi e i suoi “super poteri” – tutte giustificate – dobbiamo però anche prender atto che, anche qualora invitato alla discussione diplomatica, il nostro paese non avrebbe saputo esprimere alcuna posizione.

Non siamo credibili. Lo siamo poco militarmente, nonostante numerosi grandi sacrifici. Lo siamo pochissimo sul piano industriali: certo, siamo un paese con un’industria importante, ma gestita da un capitalismo che, diversamente da quanto accade in Francia e in Germania, è incapace di vedere ai propri interessi dentro un quadro nazionale. Vedi il caso Fiat.

Non siamo infine credibili sul piano politico. Abbiamo alla Farnesina uno “sguarnito di provincia” privo dei filtri essenziali per vivere nella comunità politica.

Le sue uscite sulla Russia hanno mostrato quanto per lui sia tutto un gioco, una barzelletta. Andrebbe estromesso e inviato in una comunità di recupero per fanatici.

Abbiamo poi un presidente del Consiglio privo di reale forza politica, votato da un parlamento delegittimato (anche auto delegittimato, soprattutto dopo il referendum) e popolato da partiti senza uno straccio di idea politica.

Se anche Draghi fosse stato invitato non avrebbe saputo cosa dire. Avrebbe tenuto il telefono acceso per seguire le direttive da Washington. Spiace dirlo, ma uno così, a capo di un paese come il nostro, non va invitato.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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