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martedì 18 Gennaio 2022
Polis10 anni fa Trichet e Draghi silurarono Berlusconi ma affondarono l'Italia

10 anni fa Trichet e Draghi silurarono Berlusconi ma affondarono l’Italia

Il 5 agosto 2011 il presidente dell’Eurotower Jean ClaudeTrichet e il governatore di Bankitalia Mario Draghi inviaronono una missiva al governo di Silvio Berlusconi. Riletta oggi, dieci anni dopo, conferma che si trattò di un atto estraneo alle regole di comportamento delle banche centrali, e di un vero attacco politico che mandò in soffitta il governo del leader di Forza Italia ma aprì anche la stagione di lacrime e sangue che ha affondato l’talia in questi anni.

10 anni fa la lettera di Trichet e Draghi

Esattamente 10 anni fa veniva recapitata al Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, la famigerata lettera firmata da Trichet e Draghi in cui si faceva richiesta di pesanti riforme economiche nel segno dell’austerità e di altri dogmi economici europei.

Il contenuto della lettera venne alla luce più di un mese dopo, successivamente agli attacchi finanziari lanciati dai mercati all’Italia e ai suoi titoli. Non seguì tuttavia un dibattito.

Il così detto popolo della sinistra gongolava per l’ipotesi della caduta del governo Berlusconi e non prestò minima attenzione alle richieste di privatizzazione massiccia dei servizi, liberalizzazione (cioè precaricazione) del mercato del lavoro con annessa richiesta dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.

 

Oggi sappiamo che quella lettera, dalla parvenza tecnica, motivata da ragioni di necessità strutturale, era assolutamente politica, legata cioè a un disegno politico.

Gli attacchi finanziari erano infatti assolutamente gestibili dalla BCE (anche con strumenti di portata decisamente inferiore a quelli impiegati negli ultimi anni dopo la crisi Covid).

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La retorica dello spread sostenuta dal presidente Giorgio Napolitano ( tra i principali responsabili del disastro italiano) e diffusa da un apparato mediatico servile ha bloccato qualsiasi reazione italiana, qualsiasi tentativo di negoziazione per frenare il violento attacco europeo al nostro paese.

Persino Mario Monti ha recentemente affermato sul Corriere che le richieste di Trichet e Draghi erano esagerate. La sua memoria è però un po’ corta. Dimentica infatti che proprio nel periodo del suo governo il parlamento italiano ha votato il pareggio di bilancio in Costituzione, abrogato una parte significativa dell’articolo 18, votato una miserabile riforma delle pensioni e tanto altro nel segno dell’austerità di cui Monti è stato un sostenitore.

Quella lettera ha avuto l’effetto politico di un bombardamento militare. Può essere considerata come un esempio di arma morderna, meno cruenta ma ugualmente micidiale. Ha infatti messo in crisi la nostra democrazia, oggi impossibilitata a decidere, a dare forma alla volontà popolare per i continui ricatti esterni.

L’attuale governo Draghi rappresenta una continuazione di questa politica di assoggettamento del paese, che negli ultimi dieci anni ha registrato un declassamento sul piano industriale, economico e geopolitico.

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L’Italia è oggi un paese più debole, più povero, culturalmente sottosviluppato, incapace di avere un’idea di futuro o anche solo di mettere a fuoco il proprio interesse nazionale.

L’idea stessa di interesse nazionale, perseguito da qualsiasi paese senza tanti ambagi, sia dentro che fuori l’Ue, ha subito una feroce demonizzazione.

Siamo inchiodati a restare dentro l’Ue ma senza l’autonomia francese, senza un ruolo di influenza come quello tedesco, senza la possibilità di dire no come spesso fanno Olanda e Austria.

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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