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martedì 17 Maggio 2022
NewsOrsini, siluro contro Massimo Giannini: a che titolo parli di Ucraina?

Orsini, siluro contro Massimo Giannini: a che titolo parli di Ucraina?

La Stampa, il quotidiano diretto da Massimo Giannini, ha analizzato il curriculum del professore di Sociologia per capire a che “titolo” sia onnipresente in tv per parlare di temi non afferenti al suo ruolo, stroncando le competenze del professore della Luiss.

Alessandro Orsini a Massimo Giannini: che competenze hai tu per parlare di Ucraina?

Alessandro Orsini è passato al contrattacco scrivendo una lettera pubblica a Giannini parlando di linciaggio da regime e aggiungendo che “in ambito scientifico, i titoli accademici non contano niente. Conta soltanto il contenuto di un’affermazione.”

Peraltro, scrive Orsini, “dire a una persona che non può parlare perché non ha i titoli (io li ho eccome) è come dirle che non può parlare perché è nera o perché è donna. È una forma di discriminazione. D’altra parte lei parla di Ucraina: che titoli ha sull’argomento?”

Orsini ha ovviamente ragione. I titoli accademici sono solo delle sedie a rotelle per intelletti paralitici se non si sa argomentare (conta cioè quel che si afferma e come lo si motiva).
Casomai contano di più le pubblicazioni, ma anche le pubblicazioni tutt’al più possono provare che non manca la conoscenza di un certo argomento.

Ma è chiaro che con la scusa di far valere le “competenze” – ammesso e non concesso, ad esempio, che siano “competenti” sulla guerra che si sta combattendo Ucraina ricercatori al soldo della Nato che non sanno nemmeno chi fosse Vatutin – si cerca di demonizzare o screditare ogni forma di dissenso, al fine di limitare il più possibile quei pochi spazi di libertà che sono rimasti nel nostro Paese.

La lettera pubblica di Orsini al direttore della Stampa

Caro Direttore della Stampa Massimo Giannini,

ho letto l’incredibile “inchiesta” pubblicata oggi dal suo giornale sul mio conto e ne ho dedotto che il suo problema non è che io parli dell’Ucraina, ma che io parli male delle politiche degli Usa, dunque della Nato, dunque governo Draghi sull’Ucraina.

Ci sono centinaia di commentatori in TV sull’Ucraina che non hanno uno straccio di profilo scientifico. Lei però fa scavare soltanto nella mia vita, per giunta da chi non conosce i principi a fondamento della scienza. In ambito scientifico, i titoli accademici, che per fortuna non mi mancano, non contano niente. Conta soltanto il contenuto di un’affermazione.

Se un professore di relazioni internazionali afferma che l’Ucraina confina con l’Italia, questo è falso. Se un operaio metalmeccanico afferma che l’Ucraina confina con la Polonia, questo è vero (per quanto Sallusti abbia negato a Piazza Pulita l’esistenza di un simile confine ed è il direttore di un quotidiano). Seguo la sicurezza internazionale in molti Paesi da molti anni. Se domani scoppiasse una crisi in Algeria, sarei in grado di produrre una relazione approfondita, ma mica posso pubblicare 40 monografie scientifiche su ciascuno dei Paesi di cui mi occupo.

I miei libri sono stati pubblicati dalle più importanti università americane. Non basta? Noam Chomsky è uno degli intellettuali più autorevoli del mondo: non ha nemmeno una pubblicazione scientifica sull’Ucraina, ma dice sull’Ucraina cose molto importanti. Dire a una persona che non può parlare perché non ha i titoli (io li ho eccome) è come dirle che non può parlare perché è nera o perché è donna. È una forma di discriminazione. D’altra parte lei parla di Ucraina: che titoli ha sull’argomento?

Caro direttore della Stampa, e poi come fa a non dire ai suoi lettori che ho denunciato il sistema dei concorsi truccati in Italia alla magistratura e che, per questo motivo, sono stato bocciato mille volte nei concorsi da gente che ha un profilo scientifico bassissimo? Ho denunciato i baroni della sociologia politica pubblicamente e ho anche vinto tutte le mie cause. È ovvio che parlino male di me. Ecco perché ho dovuto cambiare raggruppamento disciplinare e transitare dalla sociologia politica alla sociologia generale in cui ho ottenuto l’abilitazione da professore ordinario. Lei ha mai denunciato i suoi superiori disonesti? Io sì, io ho avuto il coraggio di denunciarli.

Caro direttore della Stampa, sono preoccupato perché ho l’impressione che il suo quotidiano, in ottima compagnia di altre testate un tempo autorevoli, ci stiano facendo scivolare verso qualcosa di simile a una società autoritaria in cui la Costituzione resta immutata, ma coloro che criticano il governo in carica vengono trattati con le stesse tecniche dei regimi non liberi: attacchi personali, affermazioni falsificate e manipolate, aggressioni quotidiane, linciaggi mediatici, denigrazioni e molto altro.

Situazione tanto più preoccupante in quanto siamo un Paese amministrato da un governo di larghissima maggioranza, praticamente privo di opposizione in Parlamento, in cui molti parlamentari della larghissima maggioranza attaccano i pochi intellettuali critici e addirittura vogliono zittirli tramite il Copasir.

Gli spazi di libertà si sono molto ristretti. Domanda: che cosa devo fare per far cessare questi attacchi quotidiani, mistificatori e pretestuosi contro di me da parte del suo e degli altri quotidiani italiani? Impegnarmi a rinnegare tutto ciò che ho detto contro il governo Draghi e cominciare a cantare anch’io nel coro?

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Fabio Falchi
Fabio Falchi
Saggista e ricercatore indipendente. Tutte le sue pubblicazioni: https://independent.academia.edu/Ffalchi

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