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giovedì, Agosto 11, 2022

Orsini: “L’agenda Draghi è un programma di guerra. È inquietante che la si voglia sposare”

Orsini: “Sposare l’agenda Draghi inquieta giacché una documentazione schiacciante, inclusi i documenti ufficiali della Nato, consente di affermare che l’agenda Draghi è, in misura significativa, una violenta agenda di guerra.”

Orsini: “L’agenda Draghi è un programma di guerra”

Alessandro Orsini, il docente di sociologia del terrorismo alla Luiss, in questi giorni è impegnato tra eventi come il Giffoni Film Festival dov’è stato ospite, e le sue letture pubbliche, come quella tenuta al Teatro Romano di Ostia Antica sulle cause della guerra in Ucraina, in cui ricostruisce le relazioni conflittuali tra la Russia e la Nato dal 1999 a oggi e spiega tutto ciò che bisognerebbe sapere per comprendere come mai Putin abbia deciso di lanciare un’invasione destinata a cambiare la storia dell’Europa.

Ma tra un evento e l’altro, continua la sua vena polemica verso il governo Draghi. Dalla sua pagina social si può leggere l’ultimo attacco pesante al premier:

“Mario Draghi è un falco. È, più precisamente, il leader dell’Unione Europea più estremista e guerrafondaio con riferimento alla guerra in Ucraina e, più in generale, ai rapporti con la Russia. 

Il fatto che qualcuno voglia sposare l’agenda Draghi inquieta giacché una documentazione schiacciante, inclusi i documenti ufficiali della Nato, consente di affermare che l’agenda Draghi è, in misura significativa, una violenta agenda di guerra.

Trovo fuori luogo i commenti che mi invitano a mollare la presa su Draghi perché “ormai Draghi è uscito di scena”. Non è uscito di scena proprio per niente e dubito seriamente che si ritirerà a vita privata. L’attenzione verso Draghi deve essere massima.

Quanto alla campagna elettorale, continuo a notare che i problemi fondamentali dell’Italia non vengono trattati per dare spazio al nulla assoluto. Alcuni membri della commissione parlamentare di vigilanza della Rai avrebbero voluto introdurre un regolamento per impedire ad alcuni studiosi di parlare con la pretesa di valutare la “qualità” dei loro discorsi, laddove per “qualità” intendevano il livello di sudditanza al governo Draghi.
Molta sudditanza a Draghi, molta qualità nel talk show.

Quella commissione dovrebbe oggi introdurre un nuovo regolamento per imporre ad alcuni politici di parlare. Potreste parlare, gentilmente, della crescita impressionante della povertà in Italia e della guerra in Ucraina? Grazie. Dallo slogan: “Stai zitto” allo slogan “Parla!”.

Draghi cade travolto dai suoi lecchini

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